Continua il diario di bordo del viaggio nel Salento (terza e ultima parte) Punta Prosciutto – Gallipoli

Il giorno successivo convinta di poter continuare a piedi la visita di queste terre sono partita verso ovest alla volta di Punta Prosciutto; vi piace il nome? A me tantissimo! Immaginavo che, con un nome così ci fossero dei localini tipici col prosciutto del Salento, e invece… Ho scoperto, arrivando dopo tre ore di cammino e stanca e affamata, che non è così! Punta Prosciutto prende nome dalla forma del territorio; nessun prosciutto locale da assaggiare quindi! Nessun bar o locale aperto in zona! Accidenti! Solo la stanchezza sulle gambe che mi bloccava. Quindi rimanendo ferma sulla spiaggia, ho pregato Dio che mi aiutasse a riprendere il cammino. Mentre ero lì incavolata contro il fato, c’erano persone del luogo che passeggiavano in riva al mare. Un signore alto, oltre i sessant’anni con un impermeabile beige e le scarpe da festa stava venendo verso di noi. Aveva una faccia pallida con un naso un po’ lungo, con dei bitorzoli che gli uscivano da sotto gli occhi scuri, dei capelli bianchi lunghi che lasciavano scoperta la “piazzetta”, l’aria stanca con le spalle ricurve quasi a formare una gobbetta. Si ferma a due metri e ci saluta, chiede da dove veniamo. Sicuramente aveva visto che eravamo forestieri. Prosegue raccontandoci che anche lui in passato ha vissuto al Nord per lunghi anni e che ora è tornato in Puglia e vive a Punta Prosciutto con la famiglia dove ha casa e un oliveto. Intanto si avvicina, forse un po’ troppo e con aria da amicone chiede se vogliamo comprare il suo olio. Come si può rifiutare? Passando nella parte più interna avevo visto campi coltivati a olivi, tanti, tantissimi di questi magnifici alberi per i quali provo da sempre ammirazione. Adoro le olive e in cucina utilizzo solo olio extravergine di oliva; secondo voi potevo dire di no ad uno degli olii più buoni d’Italia?…

Dopo esserci scambiati i numeri di cellulare per poter ritornare con l’auto, ci salutiamo. L’uomo se ne va sorridendo con l’aria soddisfatta mentre le mie gambe non smettono di farmi male. Il giorno prima avevo camminato per circa quattordici, quindici chilometri senza essere allenata e ora dopo altri quattro chilometri ho la schiena che supplica pietà. Tuttavia mi alzo e riparto sulla via del ritorno. Si cammina ancora per circa due chilometri ma ad un certo punto il dolore alla schiena ed agli arti inferiori sono così esagerati che mi siedo sul guard rail e dico: – Da qui non mi muovo più! – E così accade. La situazione è tragicomica perchè non si trovano nè autobus, nè taxi. Passano solo d’estate… Cosa si può fare allora?… Pensa e ripensa, chiamiamo i due coniugi che ci hanno dato ospitalità a Torre Lapillo anche se abitano a quindici chilometri. Così dopo mezz’ora arrivano i nostri “salvatori” che ci riaccompagnano a casa. Sono ormai le diciassette del pomeriggio. Vado sotto la doccia e mi corico non prima di guardare e rispondere ai messaggi e alle mail. Mando qualche foto ai miei famigliari e distendo schiena e gambe; chiudo gli occhi mentre entro nel regno di Morfeo.

Il terzo giorno dopo una colazione esagerata ( pasticciotto, pasta alle mandorle, spremuta d’arancia, cappuccino e chi più ne ha più ne metta ! Fate attenzione ai babà immersi nel rhum), partiamo rigorosamente con l’auto.

Babà immersi nel rum

Questa volta si va a Gallipoli. Attenzione! Non significa la città dei galli ! Gallipoli deriva da due parole greche” Kalos” e “Polis” che significano “bella città”. Infatti Gallipoli è davvero una città stupenda sul mar Jonio sempre in provincia di Lecce . Pensate che il centro storico è situato su un’isola al largo, collegata alla terraferma dal Ponte Antico e lì si trovano chiese di immensa bellezza ed edifici storici. Ma procediamo per ordine. Giunti dopo circa quaranta chilometri a destinazione, abbiamo parcheggiato di fronte ad una rosticceria. In vetrina giravano dei polli dorati che emanavano un profumino delizioso mentre sulla porta d’entrata due donne ed un uomo di mezza età se la raccontavano e ci guardavano con curiosità. Li abbiamo salutati e chiesto indicazioni per il centro. Loro ben contenti di poterci essere utili ci hanno indicato la direzione avvisandoci che la meta non era proprio vicina. Mi sono allarmata e ho chiesto se fossero più di due chilometri. Con mia grande soddisfazione mi hanno risposto che il centro distava poco più di un chilometro! Meno male. Potevo farcela! E così tagliando per vie e negozi giungo al mare. Quanto amo il mare! Se non l’avete ancora capito, io adoro il mare! Estasiata ancora una volta da quel blu intenso, dalle acque limpide e cristalline, ho camminato lentamente soffermandomi a respirare a fondo quell’aria limpida e a deliziarmi del sole che mi bacia sulla fronte. Finchè verso le tredici, prima di entrare nella cittadella sull’isolotto degustiamo qualcosa di tipico al porticciolo. Un ottimo vino bianco salentino con pescato del giorno. Fantastici! Alzo lo sguardo e vedo la cinta bastionata che circonda tutto il centro storico e che aveva anticamente il compito di difendere la città dagli attacchi delle invasioni nemiche che avvenivano da parte dei turchi chiamati anche saraceni. La mia attenzione viene attratta da una fontana in pietra che dall’aspetto sembra essere molto antica e di valore. E’ infatti la fontana greco-romana con sculture e bassorilievi antichi sulla facciata anteriore che sembra risalire al III secolo d. C. Nella facciata posteriore realizzata successivamente, c’è l’effige della città. Riprendiamo la strada e passiamo il ponte che collega la terraferma all’isola. Tutt’intorno all’isola c’è la strada panoramica su cui mi trovo. Da lì posso ammirare dei paesaggi mozzafiato sul mare mentre i gabbiani volano nel cielo e sembrano darci il benvenuto. Il centro di Gallipoli si caratterizza per viuzze tortuose e strette dove i muri sembrano toccarsi e per chiese ed edifici di varie epoche storiche.

Mi concedo il tempo di respirare a fondo, oggi la giornata è speciale: sole alto nel cielo, non c’è vento e il clima è ideale per fare i turisti e io mi sento viva ,grata e felice! In lontananza sento la pizzica salentina o taranta, musica tipica, ritmo coinvolgente e da cantare e danzare. Ascoltate! 🌞🎵🎶😎🥰💙

Mi piace chiudere questo diario di bordo con una poesia di un poeta contemporaneo sul mare del Salento. Eccola:

Tra me e il mare

di Lele Mastroleo

Il mare e il cielo del Salento

…il mare da quaggiù non serve a bagnarsi
è solo racconto di sirene,
lama che graffia la pelle allo scoglio.
Il mare da quaggiù suona melodie antiche

che sanno di sale,
che strappano una lacrima

alla luna grigia di febbraio,
che fanno ritornare,
che interrompono il viaggio prima di partire
e nascondono la voce dentro la risacca.

E’ quel sogno violento di bimbo

che lega il carro con il cordoncino dei pochi anni
e stringe forte il destino nelle tenere mani

affinché non gli sfugga quella piccola bottiglia

in cui ha messo tutti i suoi messaggi,
nella quale ha mischiato

il sonno triste della ragione con le speranze
e spinge il treno sui vagoni della Fortuna

a rincorrere un cielo azzurro,
che non gli faccia mai più storcere il cuore.

Il mare da quaggiù ha la faccia svelta delle donne,
delle api operaie che fuggono il tempo
della loro sapienza per spazzare l’aria

dai malefici e dai dolori.
Sante vecchie madri per sempre.

E’ in quegli sguardi immensi nei quali si rintana l’universo.
è in quelle sicure mani che si strappano le ultime fette

di pane alla vita e fanno pranzo e fanno cena.
– 
… il mare da quaggiù non serve a bagnarsi.
E’ solo più limpido di qualsiasi rancore,
e ci basta, per adesso…

Cari amici, altre e molte cose ci sarebbero da raccontare ma credo che sia abbastanza per capire quanto è bello questo angolo d’Italia; chissà se è venuta anche a voi la voglia di visitare e permanere in questi posti incantevoli… Se è così fatemi sapere! Poi mandatemi le vostre recensioni e foto!

Un grande abbraccio dalla Maestra Mariachiara👩🏻

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