Settima puntata della Storia Alina canterina, dei suoi amici e del sogno che aveva nel cuore

Cari amici, buongiorno a tutti voi! Oggi è lunedì 25 Aprile, giornata memorabile in cui si festeggia la Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. E’ una data importante, simbolo del diritto di ogni persona di esercitare la propria LIBERTA’ in uno Stato libero che tutela la libertà di tutti, anche delle minoranze. Questo tema è attuale e imprescindibile. In questa giornata, si inserisce la settima puntata della storia di Alina canterina. Buona lettura in questa splendida giornata di primavera!

Un abbraccio dalla vostra Maestra Mariachiara!🎵🌈🌞💖

STORIA DI ALINA CANTERINA DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

NORA PIANISTA PROFESSIONISTA – SETTIMO EPISODIO

La mamma di Ulrica amava suonare il pianoforte: il suo era un Steinway nero come l’ebano donatole dalla sua famiglia. Stava tutto il mattino ad esercitarsi per i concerti e spesso, nel pomeriggio, accompagnava nelle prove i cantanti lirici che le chiedevano aiuto. Aveva fatto della sua più grande passione, il proprio lavoro e per questo si sentiva felice.

La mamma di Ulrica amava suonare il pianoforte: il suo era un Steinway nero come l’ebano donatole dalla sua famiglia.

Era trascorso diverso tempo da quando aveva conosciuto suo marito a Bonn la città tedesca da cui lei proveniva. Lui era stato chiamato a tenere dei seminari sulla corretta comunicazione all’epoca in cui Nora lavorava nell’ hotel di lusso di famiglia durante gli studi. Il direttore conoscendo la bravura di Nora al pianoforte aveva chiesto che suonasse alcuni brani al termine di ogni giornata; così lei e il giovane italiano avevano cominciato a conversare per poi ritrovarsi fidanzati nel giro di qualche mese. Da allora non si erano persi mai più, anzi! Lei si era trasferita in Italia: dalla città di Beethoveen a quella di Giulietta e Romeo , del tempio della lirica mondiale, dove si erano sposati. Era poi nata la gioiosa Ulrica e la sua vita era diventata completa!

Si erano sposati a Verona città di Giulietta e Romeo e della lirica internazionale

Nella casa di Nora passavano musicisti e artisti in continuazione. Quando Nora suonava, Alina si arrampicava sul mobile antico alle sue spalle, fino a giungere sul piano più alto e da lassù si godeva tutte le sonate e le arie. Il momento più bello però era quando nel pomeriggio arrivavano le cantanti. Alcune ancora studentesse, altre invece, affermate che approfondivano le loro parti per i prossimi concerti. Alina studiava insieme a loro. Da sopra il mobile antico ne controllava ogni minima mossa e apprendeva tutte le parti. Poi, quando aveva ascoltato più volte l’Aria, cominciava a cantarla insieme. Prima sottovoce poi via, via a tono sempre più deciso e forte. Tanto che Nora smetteva di suonare per guardarla e poi le diceva:- Brava! Studia anche tu insieme a noi! – Si era messa a farle larghi sorrisi e a batterle le mani insieme all’altra giovane donna. Così sentendosi incoraggiata, Alina pensò: – Devo impegnarmi di più! Anche Nora dice che sono capace di cantare. Per realizzare il mio sogno partirò da qui: studio, pratica e costanza! Io voglio credere in me stessa ! –

Alina… da sopra il mobile antico ne controllava ogni minima mossa e apprendeva tutte le parti.

 Un giorno mentre si stava esercitando in tal modo, vide posarsi sul parapetto del terrazzo un pennuto che dondolava il capo al ritmo del suo canto. Le sembrava che avesse un’aria familiare ma non ne era sicura, finchè uscì e vide il tipo con la sciarpetta e il ciuffo che senza riconoscerla le disse : BuongioVno mia caVa! Ho ascoltato il tuo canto e mi sono deliziato! VeVamente coinvolgente! BVavà! –

Alina non sapeva se esserne contenta o se dirgliene quattro, viste le brutte parole che il gabbiano Ivrino aveva pronunciato quella volta quando lei era ancora con la mamma e i suoi fratelli. Mentre pensava a loro, diventò così triste che, senza più nessun astio, con un filo di voce ringraziò il pennuto. Rientrò di corsa in casa per rifugiarsi nella sua cesta, sotto la copertina rosa e celeste che le aveva regalato Ulderica.

BuongioVno mia caVa! Ho ascoltato il tuo canto e mi sono deliziato! VeVamente coinvolgente! BVavà!

Anche se contenta di stare con Ulderica e i suoi genitori, il suo cuoricino soffriva di non essere accanto alla mamma. Le mancavano tanto le sue coccole e le sue parole che sempre, l’avevano aiutata a capire il mondo che la circondava e a crescere… Era bello giocare con Ulderica ma non la stessa cosa che farlo coi suoi fratellini!  Con loro poteva rotolarsi sul pavimento tra i tappeti morbidi e colorati, dar loro battaglia sfidandoli con attacchi a sorpresa in cui soffiare e tirar fuori le unghie in modo minaccioso. Uno spasso assoluto! Pianse a questo ricordo e mentre le scendevano calde lacrime, le sue orecchie udirono “ Una voce poco fa “ la parte di Rosina ne “Il barbiere di Siviglia” di Giacomo Rossini. Ascoltando quella melodia e quelle parole, il battito del suo cuore un po’ alla volta si placò, lasciando spazio ad un sonno ristoratore.

(Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Pianse a questo ricordo … mentre le scendevano calde lacrime

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