Quattordicesima puntata della storia di “Alina canterina” 🌞🐾🍀

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

BUMA’ MAGA DI PIAZZA BRA – QUATTORDICESIMO EPISODIO

Zio Muzio e il fido Mellom avevano setacciato gran parte dei palazzi  che davano su Piazza Bra, ma di Alina neppure l’ombra. Muzio era appostato quel giorno in una galleria sotto gli archi dei palazzi del Liston, che dava su negozi di abbigliamento e una gioielleria, perché gli era giunta voce da fonti sicure che in quella zona avrebbe incontrato qualcuno in grado di aiutarlo nel ritrovamento di Alina. Era tutto solo poichè Mellom era impegnato a prestare soccorso ad un vecchio gatto spelacchiato che travolto da un tizio in monopattino, rischiava di essere più di là, che di qua.

Muzio fermo da quasi un’ora dietro una colonna osservava gente andare e venire. Qualcuno si era pure fermato a guardarlo e una donna avrebbe voluto accarezzarlo ma lui aveva soffiato verso di lei con un verso malefico. Non voleva che un umano lo toccasse. Andava fiero della sua cravatta grigia con una righina gialla e del suo cappello… ma soprattutto era in incognito e non doveva dare nell’occhio.

Muzio fermo da quasi un’ora dietro una colonna osservava gente andare e venire...

 Mentre era lì che pensava a questo, si aprì  dietro di lui una porta a vetrata e si accesero le luci all’interno. Muzio guardava incuriosito la porta spalancata aspettandosi di veder uscire qualcuno però non si vedeva anima viva.          Stava quasi  per girare l’angolo ed andarsene, quando udì una voce bisbigliare:- Vienii… Entraa…- Si voltò. La gente continuava a passare. Non vide nessuno che parlasse. Sentì di nuovo: – Entraa… Vienii… da questa partee…– La porta che si era aperta sembrava avere voce! Era stata la porta a parlargli? Muzio rimase un attimo senza fiato. Poi spinto da una forza misteriosa cominciò ad incamminarsi verso l’ingresso. Una lunga scala si snodava verso il basso e Muzio scendeva i gradini larghi e marmorei. Alle pareti della gradinata vi erano applique di cristallo riccamente decorate e sfavillanti.

Muzio guardava incuriosito la porta spalancata aspettandosi di veder uscire qualcuno però non si vedeva anima viva.

-Sii… di quaa… – continuava la voce. Man, mano che proseguiva la discesa, si accorse che l’illuminazione cominciava a scarseggiare  di più, sempre di più, finchè giunse al termine. Ma dov’era finito? Girò la testa con aria sospetta e scorse a tre metri da lui, nella quasi oscurità una porticina, bassa e misteriosa. C’erano disegnate delle strane figure ma si vedeva poco e non riuscì a capire cosa fossero. La voce di prima bisbigliò insistentemente: – Di qui… di quaaa…– Lui varcò la porta e la voce disse con veemenza:  – Eccoti da Bumà! – All’improvviso nell’antro buio ci fu come uno scoppio di fuochi che fecero scintille azzurre e arancioni per poi rivelare nel fondo una strana figura seduta dietro ad un tavolino di legno antico, basso ed impolverato. Muzio sussultò:  – Che accidenti è? … Chi sei? Cosa vuoi da me?- Mentre diceva queste parole la strana figura si mosse lentamente ma senza rivelarsi. La testa era rivolta verso il basso e non si scorgeva la faccia; un fazzoletto giallo con disegni neri ricopriva il capo. L’abito color dell’oro che indossava era arricciato intorno al collo e  scendeva a maniche larghe che si stringevano sui polsi sbocciando in merletti che ricoprivano parte delle mani lunghe e  ossute. Muzio pensò che quello  sembrava un tipico abito femminile che veniva usato dagli attori a teatro ma non ne era sicuro. Avvicinandosi per osservare meglio il misterioso individuo, il detective ebbe un sussulto. Cosa teneva tra le mani? … Era un oggetto rotondo e rilucente che emetteva di tanto in tanto degli strani bagliori. Si avvicinò e chiese non senza un brivido :- Chi sei? Sei tu che mi hai chiamato e condotto qui? – La losca figura annuì senza proferire parola. Poi alzò le braccia in alto e  con voce grave e rauca recitò una strana formula:

– Se alla stella vuoi arrivare,

 fin al ciel dovrai tornare,

all’altare salirà,

del grande spettacolo che avverrà!

 Salabim! Saladam!

Parola della grande Bumà

Maga di Piazza Bra! –

Mentre proferiva queste frasi, la sfera di cristallo che aveva tra le mani emise  di nuovo quegli strani bagliori ma stavolta più intensi e luccicanti. La stanza per un momento sembrò illuminarsi di fiammelle che si muovevano in aria come se stessero danzando per poi terminare con degli scoppiettii le loro rivoluzioni fino a spegnersi toccando il suolo. Muzio sbigottito rimase completamente al buio. La voce proseguì :- Ora và! E tieni a mente la profezia che hai appena udito!-

… Parola della Grande Bumà, maga di Piazza Bra!

Zio Muzio sbattè le palpebre e si ritrovò fuori all’aperto sotto l’arcata, dietro la colonna in cui vi erano vari negozi e passava gente. Si era messo a piovere. Muzio sentiva freddo. Si chiese se il suo fosse stato solo un sogno ma al solo pensiero di ciò, ogni parola sentita era così vivida in lui da non avere dubbi: aveva avuto un incontro diretto con Bumà la più potente e temuta maga che viveva a Verona in qualche antro sconosciuto di Piazza Bra. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

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