🎶La canzone di Alina canterina🎸 🎤 Alina’s song ðŸŽµ

Cari amici,

Alina ha ora la sua canzone! Fiocco rosa in casa di Crescita e Didattica! 🎀 Questa song è stata pensata per tutti voi bambini che potrete cantare e muovervi al ritmo del rock! 🤟🏽 Non solo, ma anche per quelli che stanno imparando l’alfabeto e cominciano con la vocale A , appunto la A di Alina!

Vai col ritmo della canzone di Alina! Alina’s Song!

Qui sotto potete trovare sia il video con la canzone, sia la partitura con le note e gli accordi per suonarla ( immagino che qualcuno di voi suoni uno strumento), oppure possono essere utili per gli insegnanti, genitori ed educatori che vogliano proporvi o condividere con voi questo delizioso momento in musica! Divertitevi a cantare e a ballare questa bella canzone rock che ci porta nell’ incantevole mondo di Alina e dei suoi simpatici amici! Giusta per noi che amiamo le chitarre elettriche e il ritmooooo!🎸🎸🎸

Un abbraccio dalla vostra Maestra Mariachiara 🎀

Canta anche tu con Alina!

Quindicesima puntata della storia di “Alina canterina!

Cari bambini, vi piace la lettura di Alina canterina? E a voi adulti? Allora eccoci pronti per la successiva puntata. Una vera … Festa! 🎉🎉🎉

So che diversi di voi sono già in villeggiatura e quindi buona lettura e Buone vacanze !

Un abbraccio dalla Maestra Mariachiara 💘

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

FESTONE BIRBONE – QUINDICESIMO EPISODIO

Alina era sul tappeto che si stiracchiava mentre Ulrica l’accarezzava sul pancino  e Din-Don sbatacchiava le ali agitato da sopra il trespolo; i genitori erano fuori a far spese e la tata stava preparando la cena. Ulrica rideva e Alina si sentiva felice mentre faceva le fusa alla sua amica che era davvero insuperabile nel farle le coccole! Alina si era molto affezionata a lei anche se il pensiero della mamma e dei fratelli la accompagnava sempre.

Ulrica era davvero insuperabile nel farle le coccole! Alina si era molto affezionata a lei.

La bambina si alzò tirando la tenda e guardò fuori: – Cos’è questa confusione?- disse uscendo sul balcone. Si sentiva un miagolio forte e continuo che ogni tanto cessava per poi ricominciare da capo.

– Alinaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa- diceva quel miagolio, – esciiiiiiiiiiiiiiiii …

Delle due, solo Alina lo capiva e così uscì anche lei sul terrazzo e vide sull’altro balcone Plato che, da dietro la ringhiera la chiamava. Anche Ulrica vide quel bel gattone soriano che miagolava e rivolgendosi ad Alina esclamò:- Guarda Alina, è il tuo amico, forse si annoia a stare lì tutto solo e vuole compagnia! –

In quel momento si udì dal tetto un altro miagolio. Era un miagolamento tutto sconclusionato, quasi un grido che poi si trasformava in un lamento rauco. C’era un gatto che barcollava sopra il tetto della casa di Plato e camminava incespicando sui coppi marroni. –Plato che fai ?… Hic… – diceva in gattese, – Sei tu che chiami ?… Hic…Hic… Eee chi-chi … è questa Alina?… Amiiico mio…Hic!  Di-di-didimmmmi … tutto a mme! –

– Oh no! – pensò Plato portandosi una zampa sulla testa con aria seccata,

 – Proprio adesso doveva arrivare! – pronunciò a bassa voce tra sé e sè.

Alina incuriosita osservava lo strano tipo che incurante continuava a ondeggiare di qua e di là rischiando di piombare giù dal palazzo. Anche Ulrica era rimasta con gli occhi spalancati e la bocca aperta nel vedere quello strano personaggio che ondeggiava, traballava, emettendo miagolii impressionanti!

A dispetto delle sue continue oscillazioni lo strambo gatto  con due balzi ben assestati e un terzo un po’ incerto, piombò sul terrazzo del suo amico Plato e con gli occhi lucidi e il naso che gli colava continuò a miagolare come prima. Plato arretrò quasi a volersi ritirare in casa ma poi pensò che non avrebbe fatto una bella figura con la sua amata Alina e quindi si decise ed intervenne.

– Buongiorno amico! Non mi sembra che tu stia molto bene! Cosa ti è successo? –

Quell’altro gli rispose mentre continuava a ciondolare di qua e di là. Sembrava che stesse ballando una tarantella. Il suo alito puzzava e il pelo arancione e macchie bianche e grigie era tutto arruffato e sporco.

... lo strano tipo… incurante continuava a ondeggiare di qua e di là rischiando di piombare giù dal palazzo

– Sto bene invece!- Gli rispose quello indispettito! – Sono stato, hic… a ballare, hic…e a divertirmi tutta la notte, hic… e volevo andare a casa. Poi ti ho sentito, hic…chiamare… hic… con insistenza questa Alina! Parliamo di Gatte amico mio?… Eh?… Lo sai, hic…che posso darti tutti i consigli che vuoi!… Hic! Me ne intendo io! – E dopo l’ultima battuta stramazzò sul pavimento. Plato si spaventò e rimase immobile a fissarlo. Fu allora che Alina per aiutare Plato a soccorrerlo, con due balzi saltò sul cornicione della casa  e camminò in bilico fino al limite; poi con altri due balzi arditi, riuscì a raggiungere il balcone di Plato. Ulrica, impaurita era andata a chiamare la tata che vedendo Alina nel terrazzo dell’altra casa, corse con la bambina a suonare alla porta del caseggiato adiacente per poter riprendere la gattina.

Intanto il tipo strambo si era ridestato e vide Alina quasi come in un sogno. La intravide doppia, tripla… ora sbiadita, poi perfettamente definita.

Intanto Plato aveva preso una vecchia spugna bagnata, l’aveva strizzata e messa sulla fronte al poveretto.

       – Ma chi è costui? – aveva chiesto Alina a Plato ma egli non riuscì a proferir             parola perché  l’altro sollevando la testa rispose pronto:

– Io sono Festone gatto birbone! Hic!-  e dopo aver consumato le ultime energie che gli restavano,  sbattè il capo sul pavimento e piombò in un sonno profondo.

Allora Plato disse  :- Mi dispiace Alina! Non è uno spettacolo per gatte gentili come te!- Alina abbassò gli occhi e sentì un brivido sullo stomaco. Quel gatto era proprio gentile e davvero carino!

Intanto Ulrica e la tata erano giunte sul posto e stavano spiegando ai padroni di casa l’accaduto. Poi la bambina prese in braccio Alina salutò  tutti e con la tata si avviarono verso casa mentre la nostra piccola eroina guardava trasognata il suo amico Plato. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Quattordicesima puntata della storia di “Alina canterina” 🌞🐾🍀

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

BUMA’ MAGA DI PIAZZA BRA – QUATTORDICESIMO EPISODIO

Zio Muzio e il fido Mellom avevano setacciato gran parte dei palazzi  che davano su Piazza Bra, ma di Alina neppure l’ombra. Muzio era appostato quel giorno in una galleria sotto gli archi dei palazzi del Liston, che dava su negozi di abbigliamento e una gioielleria, perché gli era giunta voce da fonti sicure che in quella zona avrebbe incontrato qualcuno in grado di aiutarlo nel ritrovamento di Alina. Era tutto solo poichè Mellom era impegnato a prestare soccorso ad un vecchio gatto spelacchiato che travolto da un tizio in monopattino, rischiava di essere più di là, che di qua.

Muzio fermo da quasi un’ora dietro una colonna osservava gente andare e venire. Qualcuno si era pure fermato a guardarlo e una donna avrebbe voluto accarezzarlo ma lui aveva soffiato verso di lei con un verso malefico. Non voleva che un umano lo toccasse. Andava fiero della sua cravatta grigia con una righina gialla e del suo cappello… ma soprattutto era in incognito e non doveva dare nell’occhio.

Muzio fermo da quasi un’ora dietro una colonna osservava gente andare e venire...

 Mentre era lì che pensava a questo, si aprì  dietro di lui una porta a vetrata e si accesero le luci all’interno. Muzio guardava incuriosito la porta spalancata aspettandosi di veder uscire qualcuno però non si vedeva anima viva.          Stava quasi  per girare l’angolo ed andarsene, quando udì una voce bisbigliare:- Vienii… Entraa…- Si voltò. La gente continuava a passare. Non vide nessuno che parlasse. Sentì di nuovo: – Entraa… Vienii… da questa partee…– La porta che si era aperta sembrava avere voce! Era stata la porta a parlargli? Muzio rimase un attimo senza fiato. Poi spinto da una forza misteriosa cominciò ad incamminarsi verso l’ingresso. Una lunga scala si snodava verso il basso e Muzio scendeva i gradini larghi e marmorei. Alle pareti della gradinata vi erano applique di cristallo riccamente decorate e sfavillanti.

Muzio guardava incuriosito la porta spalancata aspettandosi di veder uscire qualcuno però non si vedeva anima viva.

-Sii… di quaa… – continuava la voce. Man, mano che proseguiva la discesa, si accorse che l’illuminazione cominciava a scarseggiare  di più, sempre di più, finchè giunse al termine. Ma dov’era finito? Girò la testa con aria sospetta e scorse a tre metri da lui, nella quasi oscurità una porticina, bassa e misteriosa. C’erano disegnate delle strane figure ma si vedeva poco e non riuscì a capire cosa fossero. La voce di prima bisbigliò insistentemente: – Di qui… di quaaa…– Lui varcò la porta e la voce disse con veemenza:  – Eccoti da Bumà! – All’improvviso nell’antro buio ci fu come uno scoppio di fuochi che fecero scintille azzurre e arancioni per poi rivelare nel fondo una strana figura seduta dietro ad un tavolino di legno antico, basso ed impolverato. Muzio sussultò:  â€“ Che accidenti è? … Chi sei? Cosa vuoi da me?- Mentre diceva queste parole la strana figura si mosse lentamente ma senza rivelarsi. La testa era rivolta verso il basso e non si scorgeva la faccia; un fazzoletto giallo con disegni neri ricopriva il capo. L’abito color dell’oro che indossava era arricciato intorno al collo e  scendeva a maniche larghe che si stringevano sui polsi sbocciando in merletti che ricoprivano parte delle mani lunghe e  ossute. Muzio pensò che quello  sembrava un tipico abito femminile che veniva usato dagli attori a teatro ma non ne era sicuro. Avvicinandosi per osservare meglio il misterioso individuo, il detective ebbe un sussulto. Cosa teneva tra le mani? … Era un oggetto rotondo e rilucente che emetteva di tanto in tanto degli strani bagliori. Si avvicinò e chiese non senza un brivido :- Chi sei? Sei tu che mi hai chiamato e condotto qui? – La losca figura annuì senza proferire parola. Poi alzò le braccia in alto e  con voce grave e rauca recitò una strana formula:

– Se alla stella vuoi arrivare,

 fin al ciel dovrai tornare,

all’altare salirà,

del grande spettacolo che avverrà!

 Salabim! Saladam!

Parola della grande Bumà

Maga di Piazza Bra! –

Mentre proferiva queste frasi, la sfera di cristallo che aveva tra le mani emise  di nuovo quegli strani bagliori ma stavolta più intensi e luccicanti. La stanza per un momento sembrò illuminarsi di fiammelle che si muovevano in aria come se stessero danzando per poi terminare con degli scoppiettii le loro rivoluzioni fino a spegnersi toccando il suolo. Muzio sbigottito rimase completamente al buio. La voce proseguì :- Ora và! E tieni a mente la profezia che hai appena udito!-

… Parola della Grande Bumà, maga di Piazza Bra!

Zio Muzio sbattè le palpebre e si ritrovò fuori all’aperto sotto l’arcata, dietro la colonna in cui vi erano vari negozi e passava gente. Si era messo a piovere. Muzio sentiva freddo. Si chiese se il suo fosse stato solo un sogno ma al solo pensiero di ciò, ogni parola sentita era così vivida in lui da non avere dubbi: aveva avuto un incontro diretto con Bumà la più potente e temuta maga che viveva a Verona in qualche antro sconosciuto di Piazza Bra. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Tredicesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

TITTI GIORNALISTA PUBBLICISTA – TREDICESIMO EPISODIO

La notizia dell’ irascibile direttore e della gattina che miagolava l’aria d’opera, balzò di bocca in bocca per tutta la città. Ne parlavano le signore dal parrucchiere e i signori dal barbiere, finchè giunse alle orecchie di Titti. Titti era una giovane di ventiquattro anni che fin da piccola aveva la passione per tutte le notizie ed i pettegolezzi anche perché la nonna milanese le raccontava “speteguless” in gran quantità e lei era cresciuta con una fame insaziabile di ogni tipo di gossip, per questo era diventata la na giornalista pubblicista.

Titti era una giovane di circa ventiquattro anni che fin da piccola aveva la passione per tutte le notizie ed i pettegolezzi…

Ogni notizia, piccola e granden. era per lei cibo quotidiano, soprattutto le cose più divertenti e strane. Questa della gattina che canta arie d’opera, le appariva davvero bizzarra ma molto interessante! Così decise di approfondire la questione . Andò dal parrucchiere da cui la zia materna aveva sentito la notizia, per saperne di più. Costui era anche il parrucchiere della signora Nora infatti le acconciava i capelli per i concerti. Titti arrivò da lui fingendosi una cliente come tutte le altre.

– Buongiorno, ho prenotato per un taglio e una messa in piega – disse entrando nel salone.

-Buongiorno signorina, si accomodi pure, tra un attimo sarò da lei-.

Il parrucchiere era un uomo di trentotto anni, moro e con la barba. Le sue mani tagliavano in modo preciso ed impeccabile i capelli bruni di una bella signora con la quale colloquiava amabilmente. –Ha sentito di quel fatto accaduto ieri al Teatro filarmonico? No? Allora deve assolutamente saperlo! Pensi che una mia cliente, suona nell’orchestra e me l’ ha raccontato ! –

Davvero? – rispose la signora.

Eh sì! Mentre stavano facendo una pausa a causa di un direttore dal caratteraccio davvero impossibile, la gattina in questione è andata sopra il pianoforte e ha cominciato a miagolare un’aria dell’opera. Tutti sono rimasti estasiati ma il direttore, che il signore se lo porti, villano e burbero, l’ha voluta cacciare. Pensi che per colpa sua, la piccola padroncina ha pianto per ore! –    

Il parrucchiere raccontava alla signora ciò che era accaduto al Teatro Filarmonico: una gattina canterina cacciata dal direttore!

                                                      La signora meravigliata esclamò:

Ma dice sul serio? Una gatta che conosce le canzoni d’opera?… Ma non ci posso credere! –

Eppure la mia fonte è attendibilissima! – rispose il parrucchiere.

– Ehm , mi scusi, ho sentito quello che ha appena riferito! Trovo che sia una notizia incredibile! Un gatto che sa cantare!  Io però le credo!  Continui, continui pure! – Così dicendo, Titti avviò il discorso con l’uomo il quale non si lasciò perdere l’occasione di spettegolare! Così la signorina Titti seppe il nome e l’indirizzo della signora Nora. Appena uscita dal salone, con la sua bella chioma perfetta, cercò su Google e trovò il numero di telefono. Così tutta eccitata e ancora incredula, lo compose nella speranza di poter fare uno scoop ! Ma nessuno rispose. Erano tutti fuori casa.

Nella dimora c’era Alina che stava acciambellata sul divano e Din-Don sul trespolo tranquillo. Ogni tanto era come se si risvegliasse da un sonno profondo. Sbatteva gli occhi e fischiava un motivetto. Alina lo guardava e rideva ignara di ciò che stava succedendo… (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Alina e Din Don erano in casa tranquilli.

Dodicesima puntata di Alina canterina

Cari amici, eccomi qui con la dodicesima puntata di Alina canterina! In questo periodo sono molto occupata e quindi sono soddisfatta di essere riuscita a pubblicare. Nel nuovo capitolo ci sarà una situazione… davvero imbarazzante! Volete scoprire qual è?… Sì? …

Allora buona lettura! Un abbraccio dalla vostra

Maestra Mariachiara 🌈🌞🌹🎶🍀

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

SONDILE DIRETTORE OSTILE – DODICESIMO EPISODIO

Da qualche giorno c’era trambusto in casa, una specie di agitazione generale. Si avvicinava la data della prima di un’opera importante e Nora era spesso a fare le prove con l’orchestra. Aveva promesso alla sua bambina che quel giorno l’avrebbe portata con sé in teatro alla prova generale e quindi erano tutti concitati. Il papà si era preso per l’occasione una giornata libera per stare con le sue “ragazze” come le chiamava lui. Ulrica era al settimo cielo e aveva scelto gli abiti con cura. Voleva portare anche Alina e la mamma le aveva risposto: – Certamente! Alina è il gatto più incline alla musica che io conosca! – E poi aveva aggiunto: – L’unico in verità! – E così, detto fatto, Alina si ritrovò lavata, profumata e infiocchettata di azzurro, colore in tinta con i pantaloni di Ulrica e il vestito della mamma. Nella tarda mattinata, uscirono di casa tutti e quattro allegri ed eccitati e giunsero ben presto al Teatro Filarmonico di Verona dove stavano entrando gli artisti: musicisti, cantanti, coristi e i vari addetti ai lavori.

Giunti all’interno del sontuoso edificio la mamma diede un bacio alla sua bimba e disse: – Godetevi il momento! – Poi si recò al pianoforte. Ulrica e il papà presero posto in un palco laterale, riservato esclusivamente a qualche stretto parente dei professori d’orchestra. Da lì, Ulrica poteva vedere la mamma che era nella fossa dei musicisti. In platea c’erano molti studenti dei vari licei ed istituti superiori che venivano ad assistere ad una fase così delicata che precede la Prima, accompagnati dai loro insegnanti.

 Alina in braccio ad Ulrica osservava ogni cosa : sul palco c’erano i cantanti e il coro, mentre sulla buca d’orchestra, posta tra il palcoscenico e la platea, i musicisti con il direttore. Quest’ultimo si sopraelevava su tutti, posto su di una pedana. Vestiva con una camicia bianca a larghe maniche e dei pantaloni neri. Era calvo con delle orecchie piccole, alto e magro. Il suo sguardo  accigliato e cupo incuteva timore. Con la mano destra teneva salda la bacchetta con cui dava il tempo e con la mano sinistra guidava i musicisti all’intensità dei suoni. Ad una prova generale, tutto dovrebbe procedere spedito… E invece no!

Con la mano destra teneva salda la bacchetta con cui dava il tempo …

Il direttore d’orchestra non era mai soddisfatto e fermava spesso l’esecuzione, tanto che i coristi si guardavano l’un l’altro perplessi, i cantanti lirici erano sul punto di lasciare il palco e i musicisti avevano il muso lungo. Anche gli studenti rumoreggiavano stanchi di quelle continue interruzioni. Allora il responsabile amministrativo disse a tutti di fare cinque minuti di pausa. Fu allora che Ulrica scese dalla mamma con Alina in braccio e accadde una cosa incredibile. Alina scappò dalle braccia di Ulrica con un salto e balzò sulla tastiera del pianoforte a coda provocando suoni forti e striduli. Poi con piccoli saltelli continuò a suonare. Lo sguardo di tutti era fisso su di lei. Con un agile slancio finì sul pianoforte nella parte laccata di nero sopra la tastiera e… iniziò a miagolare l’aria dell’opera che si stava provando. I presenti rimasero con un palmo di naso ad ascoltarla.

… iniziò a miagolare l’aria dell’opera…

L’interpretazione di Alina durò circa un minuto, finchè il direttore d’orchestra sbottò e disse: – Ma cos’è questa trovata? Siamo diventati fenomeni da baraccone? Portate via quel gatto! Cosa ci fa qui?– Subito due inservienti arrivarono con guanti neri e un sacco, pronti ad infilarvici dentro la povera Alina ma Nora fu più veloce, la prese e disse loro:- Lasciatela stare! Lei è Alina canterina! E’ la nostra gattina!-

-E io – disse quello– sono Sondile direttore ostile e non voglio più vedere quel brutto cosino peloso e puzzolente qui!

Ulrica e il papà indignati uscirono dal teatro con l’eroica canterina. Piangeva la bambina  e la gattina era come paralizzata. Il papà consolava sua figlia abbracciandola stretta, seduto sugli scalini fuori dall’ingresso e dicendole : – Ti voglio bene piccola mia! Quell’uomo è davvero detestabile! Su, su, non piangere tesoro!  –  ma nessuna parola poteva consolare in quel momento la tenera Ulrica che versava lacrime come un fiume in piena, singhiozzando!

Ulrica … versava lacrime come un fiume in piena singhiozzando!

Passavano di lì due poliziotti col loro cane e udirono il pianto sconsolato della piccina. Poi videro la gattina. Uno dei due riconobbe la famiglia che aveva adottato la micetta quel giorno al “Caffè degli artisti!”

Il cane si avvicinò alla gattina, lei lo osservò distrattamente, quindi lo guardò di nuovo e capì che era Orfugio il cane poliziotto che l’aveva aiutata quando era rimasta sola senza la mamma e i fratelli.

-Ciao gattina! Che succede?… Perché piange la bambina? –

Alina rispose:– Sondile direttore ostile! E’ lui che mi ha cacciata dal teatro! Ulrica mi vuole bene e piange per l’accaduto! –

Orfugio rimase in silenzio. Il papà di Ulrica stava spiegando l’accaduto ai poliziotti che lo invitarono in un bar a prendere una bibita, per calmare la bambina. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-


 

Undicesima puntata di Alina canterina

Ciao a tutti! Sta finendo il mese di Maggio e con Giugno si appresta il tempo della fine dell’anno scolastico con tutti gli annessi e connessi. E noi ne siamo felici anche perchè la bella notizia è che continueranno le puntate della nostra eroina e cioè di Alina canterina! Oggi arriva una sorpresa davvero particolare in casa della nostra Alina. Volete saperne di più? Ebbene, continuate con la lettura e lo scoprirete!

Maestra Mariachiara🥰🎶🍀🌈

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

DIN-DON FRICCHETTON – UNDICESIMO EPISODIO

– Mamma, mamma! – aveva gridato Ulrica, entrando trafelata dalla porta d’ingresso accompagnata dalla tata e saltellando. Nora le andò incontro e abbracciò la sua bambina che subito proseguì: – Mamma, il papà è arrivato? … Mi ha detto che oggi mi avrebbe fatto una sorpresa!  â€“

– Mamma, il papà è arrivato? … Mi ha detto che oggi mi avrebbe fatto una sorpresa!  â€“

-Non ancora mia cara! – rispose la mamma.  -Vieni! Ti ho preparato la merenda! – Ulrica usciva tutti i giorni da scuola alle quattro del pomeriggio e quando arrivava a casa accompagnata dalla tata, la forte e robusta signora Germana, faceva una deliziosa merenda a base di frutta e bevande salutari preparate dalla mamma. Alina saliva in grembo a Ulrica che di solito le faceva mille feste e complimenti ma oggi, sembrava aver in testa qualcosa di più interessante. Infatti la accarezzò velocemente e poi la pose sul pavimento. Alina allora, andò a bere nella sua ciotola nell’angolo. Che cosa stava succedendo? Quale poteva essere la sorpresa ?… Vabbè, bastava aspettare e poi sarebbe stato svelato il mistero. Intanto tornò nel suo posto preferito nel grande salone e cominciò i suoi esercizi canori. La signora Nora, dall’altra parte della casa raccontava alla sua piccola e alla signora Germana, di come Alina miagolasse seguendo precisamente le arie che lei suonava al pianoforte e di come fosse incredibilmente brava! Mai, si era sentito di un gatto che intonasse il suo miagolio alle musiche d’opera. Nel frattempo arrivò il papà che si presentò sulla porta con uno scatolone celeste bucherellato, nella mano destra e un sacchetto marrone lungo e stretto nella mano sinistra.

– Papà, papà, che cosa mi hai portato? Cosa c’è in quella scatola? E in quel sacchetto? – Ulrica batteva le mani dalla gioia e dall’eccitazione saltellandogli intorno.  â€“ Ciao amore mio! Adesso ci sediamo sul divano e vedrai. Ma bisogna far silenzio per ricevere al meglio questo regalo. – disse il papà.

Ulrica prese per mano la mamma e si sedettero sul divano mentre la signora Germana divertita, stava in piedi alle loro spalle. Il papà come un mago che si appresti a presentare i suoi numeri di magia, stava davanti a loro. Appoggiò lo scatolone sulla poltrona di fronte e disse:- Silenzio mie care signore! Aprirò ora questa scatola e, vi prego, quando l’aprirò cercate di mantenere la calma. – Alina aveva spalancato i suoi occhioni azzurri e si era avvicinata ai piedi di Ulrica. Cosa poteva mai essere?

Alina aveva spalancato i suoi occhioni azzurri e si era avvicinata ai piedi di Ulrica. Cosa poteva mai essere?

Dall’interno della scatola provenivano ora degli strani rumori. La cosa si faceva ancora più misteriosa… poi un altro suono stranissimo si udì: -FRRR FRRRR – seguito da una specie di fischio. – Dai papà, facci vedere! Muoio dalla curiosità! – Il papà aprì la scatola e…. Nulla! Silenzio assoluto! Poi all’improvviso volò fuori dalla scatola un uccello colorato. La sua uscita non fu delle migliori perché c’erano ostacoli ovunque: muri, sedie, tavoli, vasi… Dopo varie virate e giri contorti fu costretto ad atterrare sul pavimento. Era un bellissimo pappagallo dal color verde brillante, con le ali blu e verdi e il sotto ala rosso. Aveva qualche macchiolina rossa sul petto verde. Il suo becco era arancio intenso nella parte superiore che via, via virava verso un colore più chiaro sulla punta. Gli occhi erano marroni e nonostante la situazione rocambolesca esprimevano tranquillità.

Poi all’improvviso volò fuori dalla scatola un uccello colorato. La sua uscita non fu delle migliori perché c’erano ostacoli ovunque: muri, sedie, tavoli, vasi…

– Papà ! E’ un pappagallo! Che bello, che bello! Parla? Ha già un nome?… Mamma, hai visto che bella sorpresa? –  Il papà sistemò il trespolo che si trovava nel sacchetto marrone e subito, il pennuto andò a posarsi. Alina guardava con aria terrorizzata e divertita allo stesso tempo. Il pennuto con una voce tremula e aria simpatica disse: – Sono Din – Don pappagallo fricchetton!- e storse il capo di lato, guardando da sotto in su in un modo buffissimo! Tutti si misero a ridere. Quel pappagallo sembrava davvero suonato e il suo nome gli calzava a pennello. Il papà disse che il venditore gli aveva raccontato di averlo acquistato da un tipo poco raccomandabile. Questo si vantava di avergli insegnato a fumare fin da piccolo. Per questa ragione il pappagallo aveva sempre la testa sulle nuvole e faceva strani discorsi. Però era appassionato di musica, in particolare di Bob Marley  e di opera lirica e per questo motivo il papà lo aveva scelto. Alina guardò quella strana creatura con aria perplessa. Chissà se avrebbero potuto essere buoni amici! (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Decima puntata della storia di Alina canterina

Cari amici, finalmente riesco a pubblicare la decima puntata che so, state aspettando con impazienza! Scusate il ritardo ma questi sono giorni di intenso lavoro a 360° .

Sono convinta però che ne sia valsa la pena di aspettare un po’ di più del solito perchè la puntata di oggi è davvero…. Scopritelo voi!

Un grande abbraccio dalla vostra Maestra Mariachiara 🌈🍀🎵✨👩🏻

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

PLATO INNAMORATO – DECIMO EPISODIO

Da giorni Alina si sentiva agitata. Si impegnava a studiare e cantare ogni istante in cui Nora lavorava al piano e  impartiva lezioni ai cantanti ma le sembrava di non essere mai all’altezza. Desiderava tanto cantare ma forse il suo era un obiettivo irraggiungibile e lei, una povera illusa. E poi, lei era solo un gatto e all’Arena ci andavano gli umani. Sì, sicuramente era una sciocca a voler studiare e cantare per un giorno poter partecipare agli spettacoli.

                                                                     Mentre si sentiva così abbacchiata e depressa, udì qualcuno, fuori, che faceva dei discorsi. Una voce sconosciuta, mai sentita prima. Uscì sul balcone incuriosita e vide un gatto, nel balcone del palazzo accanto, che andava avanti e indietro mentre parlava tra sé e sé ad alta voce:- … Questi umani mi hanno strappato dai miei familiari e adesso vogliono che stia in questo posto! A me piaceva stare con tutti i miei fratelli e sorelle, con la mamma e gli zii del vicolo… Cavoletti di Bruxelles! Melanzane della Romagna! Ma è possibile che sia finito in questo posto? Tutto solo? … – Era un giovane gatto soriano di bell’aspetto: Il suo mantello grigio era molto elegante e sulla fronte aveva disegnata la caratteristica “ M “ che sembrava una corona.

Era un giovane gatto soriano di bell’aspetto: Il suo mantello grigio era molto elegante e sulla fronte aveva disegnata la caratteristica “ M “ che sembrava una corona.


Alina al sentire quelle parole si commosse e non riuscì a trattenersi dal rispondergli: – Ti capisco! Ma non sei solo! –  Il gatto si voltò di scatto, sorpreso che ci fosse qualcuno lì a sentirlo in quel luogo dove credeva d’essere lontano da sguardi e orecchi indiscreti. Guardò in giù ma non vide nessuno. Poi alzò la testa ma non c’era anima viva. Finchè guardò dritto e la vide. Furono dieci secondi di silenzio, di musica, di dolcezza, di meraviglia. Il suo cuore si era fermato. Per poi, ricominciare a battere all’impazzata: .- TU-TUM , TU-TUM ,TU-TUM … –  Chi era quella dolcissima e bellissima gattina dagli occhi blu che gli stava parlando?… Allora era per questo che il buon dio lo aveva portato via dal suo paese dov’era nato?…  – Ehi tu! Ma mi senti? –  Alina era seccata. Quel tipo neppure le rispondeva!

…Il suo cuore si era fermato. Per poi, ricominciare a battere all’impazzata: .- TU-TUM , TU-TUM ,TU-TUM … –  Chi era quella dolcissima e bellissima gattina dagli occhi blu che gli stava parlando?…

Stava quasi per rientrare in casa indignata, quando quello riuscì a svegliarsi dall’incanto e a dire: – Mi scusi signorina! Sono desolato! Non volevo mancarle di rispetto! … – Alina si fermò e lo guardò con aria un po’ sostenuta. Il soriano riprese:- Sono stato strappato via dai miei cari, contro la mia volontà… – Alina ritornò indietro verso la colonnina di marmo e lo guardò. Era un micio dall’aria forte e nobile. Le stava parlando con rispetto e devozione. Rimase rapita. Poi disse: – Ti capisco. Anch’io ho perso la mia mamma e i miei fratelli… Sono Alina … e tu?… –

Il gatto grigio rimase come imbambolato per una manciata di secondi mentre ripeteva : – Alina… – Poi si riprese e quindi si presentò : – Io sono Paco e mi sento innamorato ! – Alina pensò che forse a quel gatto mancava qualche rotella e lo guardò come si guarda un poveretto per cui si prova pena. Paco si accorse della gaffe e per rimediare cominciò a raccontarle che proveniva da una famiglia di insegnanti, filosofi e medici e che lo avevano chiamato Plato in onore del grande filosofo e scrittore Platone, discepolo di Socrate e maestro di Aristotele. Allora Alina faceva mille domande per saperne di più; così mentre parlavano fitto, fitto da un terrazzo all’altro, sotto in piazza Bra, si era fermato un capannello di gente che divertita, ascoltava il curioso e dolce miagolio dei nostri due amici felini.

...si era fermato un capannello di gente che divertita, ascoltava il curioso e dolce miagolio dei nostri due amici felini.

Nona puntata della storia di Alina canterina

Buongiorno a tutti voi cari amici come state??? Eh lo so! Siete curiosissimi di conoscere che cosa accadrà alla nostra Alina ed ai suoi amici. Vi ringrazio per questo! Infatti mi date sempre la motivazione per attivarmi e scrivere con gioia! Allora mettetevi ben comodi sulla poltrona e divertitevi con il prossimo capitolo della storia di Alina.

Un bacio dalla vostra Maestra Mariachiara! 😘✨🎨

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

LIMONE FURBONE – NONO EPISODIO

Zio Muzio e Mellom, usciti dal locale dove si trovava l’ufficio “ Gatti smarriti”, si avviarono verso i luoghi in cui si era persa la piccola Alina. Muzio aveva indossato il suo berretto da detective e Mellom teneva una lente d’ingrandimento con cui osservava ogni superficie per cercare eventuali indizi. Nel vicolo c’era una anziana signora che portava a spasso il suo cane meticcio al guinzaglio, dei ragazzini che correvano con lo skate, rischiando di travolgere gli altri passanti e molti turisti che con lo zaino in spalla si godevano la vacanza. Un ragazzetto sopraggiungeva a tutta velocità, saldo sul suo skate nero. Zio Muzio si accorse all’ultimo che stava per investirlo e urlò a Mellom : – Attentoooooo! – E con un balzo, si arrampicò sul muro muovendo velocissime le zampe per non cadere e con un miagolio indiavolato riuscì a raggiungere il davanzale di una finestra. Il pelo era dritto e gli artigli fuori, mentre l’adolescente, schivò Mellom per un pelo e proseguì la sua corsa spericolata ascoltando musica in cuffia.

Da un pertugio del muro dall’altra parte del vicolo aveva osservato l’accaduto e si era messo a ridacchiare, un tipo piccolo e cicciottello dagli occhi vispi che sembravano due pallini da softair, rotondi e lucenti. Aveva le orecchie minute che si muovevano a destra e a sinistra come un radar; il musetto era simpatico e la sua pelliccia color grigio-fumo lo ricopriva interamente tranne la coda che si presentava a ruvide squame .

…Un tipo piccolo e cicciottello dagli occhi vispi che sembravano due pallini da softair, rotondi e lucenti.

Ridacchiava e bofonchiava: – Ha! Ha! … Hahahahaha! … F-f-f-ate   dav-f-f-ero ride – f f– re!-  Non l’avesse mai detto. Con un balzo zio Muzio gli fu sopra e mentre quello cercava di sparire nella fessura del muro, lo prese per la coda. Anche Mellom si era avvicinato con aria aggressiva. – Guarda, guarda chi si rivede! Cos’è che ti fa tanto ridere topino presuntuoso?   Intanto con la zampa lo costrinse ad uscire in strada.

Con un balzo zio Muzio gli fu sopra e mentre quello cercava di sparire nella fessura del muro, lo prese per la coda.

Il topo trafelato si dimenava con le zampette cercando di sfuggirgli  ma Muzio lo teneva ben saldo per la coda. Poi ad un tratto lo lasciò e accadde una cosa incredibile: tutti e tre si misero a ridere sonoramente! – Per un momento avevo creduto che facessi sul serio! – Disse il topo asciugandosi il sudore.

– Scusa ma con i vecchi amici ogni tanto si puo’ scherzare? – Rispose Muzio.

 I tre risero insieme di nuovo. Il topo si chiamava Limone perché era nato in una casa che possedeva nel giardino delle bellissime piante di limoni. Siccome in una delle sue prime uscite aveva rischiato di essere colpito da un limone maturo caduto a terra, la sua mamma lo aveva voluto chiamare “Limone” per ricordargli quanto fosse stato fortunato. E infatti lo era!

Nella vita, oltre a rosicchiare il formaggio dalla dispensa di casa, era un agente 007 dei topi, un roditore furbo e intelligente: faceva finta di essere uno come tutti gli altri ma in realtà lui aveva sempre le orecchie alte e lo sguardo vigile per essere a conoscenza di tutto quello che succedeva nel suo territorio. Collaborava con zio Muzio da tempo ed erano amici.

Muzio e Mellom gli chiesero se sapesse niente di una gattina scomparsa e gli spiegarono i dettagli del caso. Limone partì immediatamente per contattare i suoi cugini topi sparsi in tutta la città e sparì nel buco umido e scuro da cui era arrivato. -Vieni Mellom! Continuiamo la nostra ispezione! – Con andatura lenta e grande attenzione controllavano ogni angolo, ogni cassonetto, ogni porta e finestra, chiedendo e facendo interrogatori a tutti quelli che incontravano. Arrivarono così all’Arena di fronte al “Caffè degli Artisti”

Ehi tu! – Si rivolse al gattone del Caffè che sonnecchiava su una sedia.

 â€“ Hai visto una gattina tigrata, bianca e grigia, da sola? Si è persa e la stiamo cercando! – Ma quello non ne sapeva niente.

Poi videro i gabbiani che erano soliti volare dall’Adige fino in centro in cerca di qualche buon boccone di cibo. – Signori, avete visto una bella gattina tutta sola? Si è persa e la stiamo cercando! –  Ma neppure loro l’avevano vista.

Poi videro due cani al guinzaglio. Chiesero anche a loro. Ma nessuno ne sapeva nulla. Mellom sospirò e con aria funesta si portò una zampa sulla testa; non capiva come continuare l’indagine. Anche Muzio era preoccupato. Sembrava fossero arrivati ad un vicolo cieco. Nessuno aveva visto nulla, nessuno era al corrente del fatto. Ma proprio quando lo scoraggiamento sembrava prevalere, ecco arrivare Limone. Con il fiato corto e ansimando annunciò: – Ragazzi! Ho avuto la soffiata da mio cugino Tonio! La gattina che cercate è andata via dal “Caffè degli Artisti” tenuta in braccio da una bambina insieme ai suoi genitori a piedi!- -Bravo Topo! So che posso sempre contare su di te! – disse severo zio Muzio.

-Certo mio caro! Io sono Limone, topo furbone! – E così dicendo li salutò proseguendo il suo itinerario alla ricerca di altre informazioni. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Ottava puntata della storia di Alina canterina

Carissimi amici, quante cose nuove in questo periodo! Anche in casa di Alina arrivano nuovi ospiti. Chissà come saranno?… Andiamo a scoprirlo insieme! Un grande abbraccio e buon divertimento!

Maestra Mariachiara 😍🌈💚🎵

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

RINETTA PERFETTA – OTTAVO EPISODIO

Era sorto un sole radioso quel mattino e Alina si stiracchiò lentamente chiudendo gli occhietti ed emettendo un lungo suono. Drizzando le orecchie sentì che qualcun altro si era alzato perché scorreva l’acqua. Così saltellando a zampe unite, si avviò dal grande salone verso la sala da bagno. Vide la piccola Ulrica sopra lo sgabello riccamente decorato, che le serviva a raggiungere la giusta altezza sul lavello così poteva lavarsi il visino, i denti e pettinarsi in autonomia. Ad Alina piaceva guardare con quanta cura Ulrica compiva ogni operazione e con quanta gentilezza!

Ulrica si lava i denti

Quando si pettinava, ad esempio faceva scivolare la spazzola lentamente e dolcemente fra i capelli, guardando allo specchio che fossero belli e composti. Poi la mamma le faceva le trecce che chiudeva con gli elastici per capelli, scelti personalmente da Ulrica: a volte quelli colorati, altre quelli con un fiocchetto celeste. Poi la bambina si metteva per bene le mollettine : una a destra e una a sinistra della frangia e tutta contenta si sedeva al tavolo in cucina dove la mamma le aveva preparato la colazione. Col suo grembiulino blu e le scarpette rosse, andava a prendere lo zaino in cui vi erano i suoi quaderni i libri, l’astuccio pieno di penne e colori. Infine tutta felice salutava Alina, dava un bacio alla sua mamma e usciva col papà per andare a scuola. Anche Alina aveva la sua colazione: latte e crocchette. Quella mattina Nora aspettava una sua cara amica, che arrivò verso le dieci e mezza. La signora aveva circa una sessantina d’anni, un tipo un po’ eccentrico che indossava abiti lunghi con fantasie di vari colori e un cappello demodè, grigio con annodato un foulard lilla . La signora sembrava essere simpatica perché rideva insieme a Nora frequentemente e i suoi occhi sprizzavano simpatia. Teneva in braccio una barboncina bianca tirata a lustro: aveva i ricci in testa legati con un fiocchetto lilla e un pelo lucente profumato e tagliato da poco. Gli occhietti neri erano incantati e il nasino all’insù, anch’esso nero, le dava un’aria snob. La signora, dopo un po’, poggiò per terra la cagnolina dicendole: – Rinetta, adesso stai un po’ giù e comportati bene! – Nora sorrise e le disse: – Esplora pure! Qui nel salone puoi giocare. – E le fece una carezza prima di sorseggiare il suo thè insieme all’amica. Alina era dietro la sua cesta vicino al grande sofà e la osservava timorosa.

Rinetta barboncina perfetta

Finchè Rinetta dopo qualche passo distratto, si accorse di lei e si mise ad abbaiare. Alina si spaventò e schizzò via, dietro le tende della grande vetrata che dava sul terrazzo. Rinetta si avvicinò e le disse:- Chi sei? Come ti chiami?… Non volevo spaventarti. –  A queste parole Alina sporse il suo bel musetto fuori  e gli occhi azzurri sembrarono diventare più grandi e lucenti. Ora che vedeva la barboncina da vicino ne poteva ammirare la sua bellezza. Era una vera damigella. Intanto Rinetta continuò: – Vivi in una bella casa! Io e la mia Umana, frequentiamo solo persone importanti che vivono in case altrettanto importanti! – A questo punto Alina parlò: – Davvero? – Certamente! – rispose la cagnolina. – Noi abitiamo in Borgo Trento dove ci sono le famiglie più IN della città! Siamo ospiti in tutte le ville più prestigiose. Ci sono Ville Liberty me-ra-vi-glio-se! Noi stessi abitiamo in una di queste.- Per Alina erano discorsi nuovi, un po’ strani. Che importanza poteva avere se, una casa era più o meno bella, più o meno grande, più o meno lussuosa ?  Quindi ringraziò per il complimento e poi disse:- Sai, con la mia mamma e i miei fratelli stavo in una casa semplice… Ma era così ricca d’amore e di gioia! – e i suoi occhi blu diventarono improvvisamente larghi e lucidi. Al che la barboncina rimase ammutolita. Quella gattina era tanto giovane ma sembrava aver capito presto ciò che conta al mondo! Così la prese in simpatia e le raccontò di quali fossero le sue abitudini e i suoi valori.

Gli occhi di Alina diventarono improvvisamente grandi e lucidi.

Ogni settimana veniva portata nel salone di Toelettatura della signora Gladys per la quale lavoravano molte giovani. Tuttavia era la signora Gladys in persona che le tagliava il pelo, la lavava, la profumava e la pettinava agghindandola ogni volta in modo diverso e raffinato! Raccontava che la sua padrona era la moglie di un importante uomo d’affari e voleva sempre le cose migliori! – Io, mia cara, sono la Dama di compagnia della signora. Sono come una figlia per lei, adesso che i figli, quelli veri, sono grandi e vivono altrove. Il mio compito è essere sempre bella e graziosa, di accompagnarla nei suoi spostamenti e di essere per lei una buona e devota compagna. Andiamo anche a teatro e all’Opera e mi godo lo spettacolo Per me sono importanti la gentilezza dei modi ed apparire sempre chic!  Io sono Rinetta barboncina perfetta! Hem, hem! –

Tanto era l’orgoglio e la bellezza che sprigionava  mentre diceva queste parole da far rimanere Alina ammutolita e ammirata. Rinetta accorgendosi di ciò ne fu compiaciuta e con aria complice, propose:- Ti piacerebbe un giorno venire a spasso con me? Io e la padrona siamo solite venire a far compere nei prestigiosi negozi di Via Mazzini e di Piazza delle Erbe. – -Certamente! – Rispose la gattina! – Sarei anche felicissima di venire con te all’Opera! … E’ il mio sogno! –

 In quel momento la signora chiamò Rinetta, la prese in braccio e si congedò da Nora che le accompagnò insieme ad Alina al portone d’uscita. Rinetta guardò Alina prima di scomparire nell’ascensore e si congedò dicendo: – Allora siamo d’accordo per l’Opera! Ti farò avere mie notizie! –

Settima puntata della Storia Alina canterina, dei suoi amici e del sogno che aveva nel cuore

Cari amici, buongiorno a tutti voi! Oggi è lunedì 25 Aprile, giornata memorabile in cui si festeggia la Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. E’ una data importante, simbolo del diritto di ogni persona di esercitare la propria LIBERTA’ in uno Stato libero che tutela la libertà di tutti, anche delle minoranze. Questo tema è attuale e imprescindibile. In questa giornata, si inserisce la settima puntata della storia di Alina canterina. Buona lettura in questa splendida giornata di primavera!

Un abbraccio dalla vostra Maestra Mariachiara!🎵🌈🌞💖

STORIA DI ALINA CANTERINA DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

NORA PIANISTA PROFESSIONISTA – SETTIMO EPISODIO

La mamma di Ulrica amava suonare il pianoforte: il suo era un Steinway nero come l’ebano donatole dalla sua famiglia. Stava tutto il mattino ad esercitarsi per i concerti e spesso, nel pomeriggio, accompagnava nelle prove i cantanti lirici che le chiedevano aiuto. Aveva fatto della sua più grande passione, il proprio lavoro e per questo si sentiva felice.

La mamma di Ulrica amava suonare il pianoforte: il suo era un Steinway nero come l’ebano donatole dalla sua famiglia.

Era trascorso diverso tempo da quando aveva conosciuto suo marito a Bonn la città tedesca da cui lei proveniva. Lui era stato chiamato a tenere dei seminari sulla corretta comunicazione all’epoca in cui Nora lavorava nell’ hotel di lusso di famiglia durante gli studi. Il direttore conoscendo la bravura di Nora al pianoforte aveva chiesto che suonasse alcuni brani al termine di ogni giornata; così lei e il giovane italiano avevano cominciato a conversare per poi ritrovarsi fidanzati nel giro di qualche mese. Da allora non si erano persi mai più, anzi! Lei si era trasferita in Italia: dalla città di Beethoveen a quella di Giulietta e Romeo , del tempio della lirica mondiale, dove si erano sposati. Era poi nata la gioiosa Ulrica e la sua vita era diventata completa!

Si erano sposati a Verona città di Giulietta e Romeo e della lirica internazionale

Nella casa di Nora passavano musicisti e artisti in continuazione. Quando Nora suonava, Alina si arrampicava sul mobile antico alle sue spalle, fino a giungere sul piano più alto e da lassù si godeva tutte le sonate e le arie. Il momento più bello però era quando nel pomeriggio arrivavano le cantanti. Alcune ancora studentesse, altre invece, affermate che approfondivano le loro parti per i prossimi concerti. Alina studiava insieme a loro. Da sopra il mobile antico ne controllava ogni minima mossa e apprendeva tutte le parti. Poi, quando aveva ascoltato più volte l’Aria, cominciava a cantarla insieme. Prima sottovoce poi via, via a tono sempre più deciso e forte. Tanto che Nora smetteva di suonare per guardarla e poi le diceva:- Brava! Studia anche tu insieme a noi! – Si era messa a farle larghi sorrisi e a batterle le mani insieme all’altra giovane donna. Così sentendosi incoraggiata, Alina pensò: – Devo impegnarmi di più! Anche Nora dice che sono capace di cantare. Per realizzare il mio sogno partirò da qui: studio, pratica e costanza! Io voglio credere in me stessa ! –

Alina… da sopra il mobile antico ne controllava ogni minima mossa e apprendeva tutte le parti.

 Un giorno mentre si stava esercitando in tal modo, vide posarsi sul parapetto del terrazzo un pennuto che dondolava il capo al ritmo del suo canto. Le sembrava che avesse un’aria familiare ma non ne era sicura, finchè uscì e vide il tipo con la sciarpetta e il ciuffo che senza riconoscerla le disse : BuongioVno mia caVa! Ho ascoltato il tuo canto e mi sono deliziato! VeVamente coinvolgente! BVavà! –

Alina non sapeva se esserne contenta o se dirgliene quattro, viste le brutte parole che il gabbiano Ivrino aveva pronunciato quella volta quando lei era ancora con la mamma e i suoi fratelli. Mentre pensava a loro, diventò così triste che, senza più nessun astio, con un filo di voce ringraziò il pennuto. Rientrò di corsa in casa per rifugiarsi nella sua cesta, sotto la copertina rosa e celeste che le aveva regalato Ulderica.

BuongioVno mia caVa! Ho ascoltato il tuo canto e mi sono deliziato! VeVamente coinvolgente! BVavà!

Anche se contenta di stare con Ulderica e i suoi genitori, il suo cuoricino soffriva di non essere accanto alla mamma. Le mancavano tanto le sue coccole e le sue parole che sempre, l’avevano aiutata a capire il mondo che la circondava e a crescere… Era bello giocare con Ulderica ma non la stessa cosa che farlo coi suoi fratellini!  Con loro poteva rotolarsi sul pavimento tra i tappeti morbidi e colorati, dar loro battaglia sfidandoli con attacchi a sorpresa in cui soffiare e tirar fuori le unghie in modo minaccioso. Uno spasso assoluto! Pianse a questo ricordo e mentre le scendevano calde lacrime, le sue orecchie udirono “ Una voce poco fa “ la parte di Rosina ne “Il barbiere di Siviglia” di Giacomo Rossini. Ascoltando quella melodia e quelle parole, il battito del suo cuore un po’ alla volta si placò, lasciando spazio ad un sonno ristoratore.

(Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Pianse a questo ricordo … mentre le scendevano calde lacrime