Ventiquattresima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

Colpo di scena! che sciagura! – Capitolo ventiquattresimo

24 Settembre 2022

Caro diario,

sono in ansia, non riesco a dormire e allora ho pensato di scriverti, così almeno mi sfogo un po’!

Se tu sapessi cosa è successo oggi, capiresti perché sono così agitata!   

 

Caro diario… Se tu sapessi cosa è successo oggi, capiresti perché sono così agitata! …  

Allora, comincio da capo… Come sai, ho ripreso la scuola e ora faccio la quarta elementare. La maestra dice che siamo grandi ormai e così ogni pomeriggio abbiamo tanti compiti da fare! Finalmente oggi, che è sabato, la mamma aveva organizzato per la mattinata una bella uscita in città per fare shopping in via Mazzini e un bel giretto nelle varie piazze! Così verso le dieci, ci siamo incontrate al bar Emmanuel con l’amica della mamma, la signora Scen, di Borgo Trento, che indossava un vestito lungo fino alle caviglie, azzurro, con disegni rosa e arancioni, leggero e in pan-dan con un cappello altrettanto azzurro e con le scarpe. Una allegra sciarpetta celeste al collo… La signora Scen, aveva in braccio la sua barboncina bianca che si chiama Rinetta e io tenevo la mia amata Alina. Stavo bevendo un po’ di latte col cacao mentre la mamma con la signora Scen, bevevano un cappuccino e parlavano. Mi ero concentrata sul mio croissant al cioccolato e avevo appoggiato Alina sulla sedia vuota accanto alla mia, mentre la signora Scen aveva lasciato Rinetta al guinzaglio sul pavimento sotto il tavolo.  

…Mi ero concentrata sul mio croissant al cioccolato e avevo appoggiato Alina sulla sedia vuota accanto alla mia, mentre la signora Scen aveva lasciato Rinetta al guinzaglio sul pavimento sotto il tavolo… 

 Stavo mordendo di gusto il secondo boccone quando, un ragazzo in carrozzina si è avvicinato al nostro tavolo e ci ha chiesto di donargli qualche soldo. Si è avvicinato poi, anche un signore con la barba lunga, bianca e grigia, tutto arruffato. Ci ha fatto vedere le gambe che avevano tante piaghe e sembravano non vedere la doccia da un’infinità di tempo. Anche lui chiedeva un aiuto. Io sono rimasta a fissare questi due con un palmo di naso finchè la mamma se n’è accorta e mi ha detto: – Ulrica, finisci la tua brioche e guarda dov’è Alina! – Allora mi sono scossa e ho addentato la pasta dolce come un automa. Poi mi sono voltata verso la sedia dov’era Alina ma… Non c’era più! Così l’ho chiamata tante volte, senza avere alcuna risposta. All’improvviso la signora Scen si è messa a urlare e mi ha fatto prendere un colpo! Che cavolo aveva da gridare in quel modo? … Non ci crederai, caro diario, ma anche la barboncina era scomparsa!    Il guinzaglio giaceva a terra abbandonato.

Così, con un respiro affannoso, mi sono alzata, e con la mamma e la signora Scen abbiamo chiesto l’aiuto dei camerieri. Ero angosciata e mi veniva da piangere. Tutti guardavano sotto i tavoli, perchè rendendosi conto della nostra disperazione, volevano aiutarci. La signora Scen ha pagato frettolosamente per poi precipitarsi in Piazza Bra alla ricerca della sua barboncina. Noi le correvamo dietro in cerca della nostra amata gatta Alina. Quelli che ci hanno viste, incuriositi, si sono avvicinati per chiedere cosa stessimo cercando. Appena hanno saputo che eravamo alla ricerca di due animaletti, hanno voluto aiutarci.  Si aggiungevano sempre più persone, finchè tutti i presenti in Piazza Bra chiamavano le due, in tutti i modi possibili:- Micio, micio! – ; – Bau,bau! -; dando bacetti e facendo: – Mmmmmm- , con la voce. Chi dicendo:- Tesoriniiiii… Dove siete?…-  chi invece aggiungeva :- Venite fuori! – oppure :- Venite dalla mamma! – Non ti dico! Una confusione incredibile! Persino i militari sono intervenuti per riportare alla calma! Da un cespuglio intorno alla fontana, è uscita Rinetta, felice  di rifugiarsi tra le braccia della sua padrona! Speravo uscisse anche Alina … Ma niente! Lei non si è più vista e ora io non riesco a dormire perché mi manca e sono tanto, tanto, preoccupata per lei!

…Ma niente! Lei non si è più vista e ora io non riesco a dormire perché mi manca e sono tanto, tanto, preoccupata per lei!

Spero stia bene e che l’abbia trovata qualcuno che me la possa riportare domani. Se mi potesse sentire le direi:

-Cara Alina, sta serena, dormi bene che domani ci rivedremo!-

Che sciagura aver perduto la mia gatta!

Ora provo a dormire… Buonanotte! … Speriamo!…

La tua Ulrica

( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

Ventiduesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

Gennaro e Giggino: РLui ̬ mio cuggino! РVentiduesimo episodio

Era notte. Alina scivolò fuori dal terrazzo e salì sulla grondaia  e con mosse agili e graffiate giunse sopra il tetto. Voleva stare sola. Le piaceva tanto abitare nella casa di Ulrica ma la nostalgia per la mamma e i suoi fratelli era forte e ogni tanto usciva dal suo cuoricino come un tornado che soffia forte e le onde del mare si alzano, alte, alte… Ecco, si sentiva così e aveva bisogno di piangere, di esprimere quella forte emozione. Tutt’intorno era tranquillo e si udiva solo qualche miagolio lontano. L’Arena era meravigliosa vista da lassù e la luna, sembrava una fata incantata che con la sua bacchetta magica faceva dei meravigliosi scintillii d’argento, toccando quelle pietre antiche. Lo scenario era così incantevole che Alina si perse ad ammirare questa magia e dimenticò la sua pena, concentrata come un eremita quando medita.

Era notte. Alina scivolò fuori dal terrazzo e salì sulla grondaia  e con mosse agili e graffiate
giunse sopra il tetto. Voleva stare sola.

– E’ bello, vero?… Io vengo tutte le notti quassù. –

Alina ebbe un sussulto ma non si spaventò. Conosceva quella voce alle sue spalle.

– Oh sì, è davvero uno spettacolo unico – rispose, mentre continuava immobile a guardare l’Arena e Piazza Bra, davanti a sé.

Plato si avvicinò e si fermò di fianco a lei. Continuarono così, vicino l’uno all’altra ad ammirare il panorama notturno mentre in cielo piroettava un astro luminoso.

 Guarda! C’è una stella cadente! Esprimi un desiderio! –

Un singhiozzo è tutto ciò che Plato sentì fare alla sua amica. Capì. Le pose una zampa sulla spalla e la consolò. Anche Plato avrebbe tanto voluto rivedere i suoi famigliari, ma c’est la vie*, bisognava andare avanti lo stesso!

   Plato si avvicinò e si fermò di fianco a lei. Continuarono così, vicino l’uno all’altra ad ammirare il panorama notturno mentre in cielo piroettava un astro luminoso.

– Auè ! Ma  guarda, due piccioncini che tubano di notte TU-TU-TU-TUUU – disse una prima voce.

– Hahaha! Mieloosi soono! – replicò una seconda.

Due strani tipi si stavano avvicinando con aria losca e poco raccomandabile. Le nere figure si stagliavano in fondo al tetto e si avvicinavano fra i comignoli scuri.

Plato balzò su e si mise in posizione d’attacco; Alina si girò meravigliata.

– Chi siete? Cosa volete? – chiese Plato battagliero tirando fuori gli artigli.

I due si avvicinarono di più. Ora si distinguevano due gatti: uno era grasso e tondo con due guance che ballonzolavano ad ogni suo passo, gli occhi grossi, grossi che sembravano uscire dalle orbite. L’altro era lungo e smilzo col pelo appiccicato che formava tanti spuntoni; i denti uscivano all’infuori, i piccoli baffetti brillavano al chiarore della luna  e gli occhietti erano lunghi e stretti come due fessure. Camminava ondeggiando da destra a sinistra e si muoveva come se stesse eseguendo una coreografia hip-hop.

– Chi siete? Cosa volete? – ripetè perentorio Plato girandosi di scatto e  frapponendosi fra questi ed Alina. Il suo aspetto  in quel momento era nobile e fiero.

Anche Alina si avvicinò al fianco di Plato guardando i due con aria preoccupata e interrogativa.

Auè quagliò! Siamo Gennaaro e Giggino. Lui è mio cuggino! – Disse quello con forte accento meridionale.

I nostri umani c’hanno portato qui da Napoli  per lavoro. Stiamo facendo il nostro primo giro notturno. Voi la connoscete aNnapule? E’ la città chiù bella dello munno!* Napule, come la chiamaiamo noi, è fantascc-teca, col centro storico, il lungo mare e il Vesuvio che sovrasta tutto! La gente sempatica e buona è ! E bbrava che prega San Gennà! Lo conoscete a San Gennà, voi quagliò?-

Così dicendo Gatto Gennaro fece un largo sorriso e continuò : – E’ il santo chiù ‘mportante e io c’ho il nome suo, c’ho! – e mentre lo diceva , tracciò con le braccia un cerchio  dal basso all’alto in modo plateale.

Quindi è impottante anch’egli!- Disse con faccia da stupidotto il cugino Giggino.

– Invece am -mmè, – continuò questo, – me chiamarono a Giggino, per gli amici Giggì! – E fece un saltello, poi un altro e un altro ancora.

-Ah, non baddate a lui! Sta a ballà la tarantella! E’ proprio ‘no scugnizzo! –

–       Auè quagliò! Siamo Gennaaro e Giggino. Lui è mio cuggino! – Disse quello con forte accento meridionale.

Alina e Plato risero di gusto. Erano davvero simpatici e divertenti quei due cugini. Rimasero fino all’alba, a parlare insieme: gli uni di Napoli, gli altri di Verona.

Amicizia era stata fatta! ( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

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* c’est la vie significa è la vita;

*chiù bella dello munno! significa più bella del mondo!

Ventunesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

La gazza Cunegonda – Ventunesimo episodio

Mamma Milù era stata da Zio Muzio, accompagnata da Zeno il zanzarone che le ronzava dietro e lì, avevano incontrato anche il gatto rosso Mellom e Limone, il topo.

– Ciao zio Muzio! Buongiorno signori! Lui è Zeno! –

Tutti avevano salutato Zeno con aria sospettosa tanto che questo emise solamente un timido:- Zzzzzz… Buondì!… Zzzzzzz… –

Milù aveva poi raccontato ai tre detective della notizia apparsa nelle edicole della città su una gattina canterina, cacciata da un inetto direttore d’orchestra per aver cantato un’aria d’opera.

Muzio poi, aveva riportato del suo strano incontro con Bumà la maga e la profezia sul ritrovamento della micia.

Alla fine erano tutti infervorati all’idea che sarebbe bastato davvero poco per ritrovare la giovane Alina.

Mamma Milù era stata da Zio Muzio, accompagnata da Zeno il zanzarone che le ronzava dietro e lì avevano incontrato anche il gatto rosso Mellom e Limone, il topo.

-Secondo gli elementi che abbiamo, Alina dovrebbe vivere in una casa della zona e probabilmente  in una famiglia che l’ha accolta bene – pensò ad alta voce zio Muzio.

Milù si sentì rincuorata.

– Certamente – proseguì Mellom corrugando un sopracciglio –  … E la notizia fa supporre che sia in  un gruppo familiare, dove uno o più di uno, ha a che fare con la musica: suona, canta o qualcosa di simile– concluse, mentre una goccia di sudore gli scendeva dal muso per il gran caldo.

Limone ascoltava attentamente, i suoi occhi erano tondi, tondi e fissi sugli interlocutori. Ogni tanto dalla bocca usciva la lingua, piccola e rosa, a dimostrazione del suo impegno e della  sua concentrazione nel seguire e meditare su quanto esposto. Chissà cosa stava macinando la sua testolina! Finchè diede un colpetto col gomito a zio Muzio ed esclamò: – Ho trovato! La gazza Cunegonda! Lei potrebbe esserci d’aiuto!-

– Come? Chi è la gazza Cunegonda? – chiese stupita mamma Milù seguita da un ronzio intenso di Zeno.

Gli altri tre, sapevano esattamente chi fosse, perché la gazza Cunegonda era stata più volte utilissima agli investigatori per la sua propensione a girare l’intera giornata per la città,  entrare nelle case, sapere tutto di tutti. E se ancora non fosse stata a conoscenza di qualcosa o di qualcuno… Beh! Lo avrebbe potuto sapere di lì a poco! Bastava ve ne fosse il “giusto motivo”.

… La gazza Cunegonda era stata più volte utilissima agli investigatori per la sua propensione a girare l’intera giornata per la città,  entrare nelle case, sapere tutto di tutti.

-So che ha fatto il nido col suo compagno, sull’albero più alto del Parco San Giacomo, in Borgo Roma – comunicò zio Muzio.

E’ vero, sembra abbia avuto da poco i suoi piccoli – confermò Mellom.

Allora – concluse Limone, – non ci resta che andare da lei, sperando che voglia aiutarci. Ma so io trovare il “giusto motivo”, per far sì che sia disponibile! –

Tutti lo guardarono con aria interrogativa ma Limone senza scomporsi, continuò in modo sicuro: – Non vi preoccupate! Ci penso io! –

Così, detto fatto, all’indomani prima dell’alba, i tre amici e investigatori, giunsero al Parco San Giacomo di Borgo Roma, dopo un lungo cammino. Quell’incantevole oasi di verde era ampia e ospitava numerose piante, alberi ed arbusti, sotto ai quali si stendeva un prato verde smeraldo. Sul far del giorno sembrava un luogo magico, dove le gocce di rugiada luccicavano ai primi raggi del sole e tutt’intorno si spandeva lieto il canto degli uccelli. Lungo il perimetro, vi erano alti condomini, sui quali spiccavano dritte in cielo molte antenne, ripetitori telefonici e wi-fi.

Cercarono, chiedendo informazioni ad un rospo che solo all’alba metteva fuori il muso dalla sua tana vicino lo stagno. Quello disse loro in modo sbrigativo:

– Ah!… La Gazza Cunegonda? … Vrrrrr…vrrrrr… Vive all’altro capo del parco, nel Grande Acero Riccio… Vrrrrr… Vrrrr… Buona giornata! Vrrrr….Vrrrrr… – e con un agile balzo saltò via fra i fili d’erba del prato.

 Le gazze ladre sono famose, oltre che per rubare gli oggetti luccicanti, anche perché fanno grandi scorte di cibo. In quell’estate torrida, la Nostra, preferiva la frutta fresca.

I tre amici andarono nella direzione indicata. Giunti sotto il Grande Acero Riccio la chiamarono per nome: – Cunegoooonda! … Cunegooonda! –

Uscì volando  dalla folta chioma, un grosso uccello che andò a posarsi sul ramo più basso. Il suo piumaggio era lucido, bianco e nero e il suo becco arcuato. Aveva un’aria elegante e, guardandoli dall’alto in basso, chiese loro, strascicando le parole:- Vi conossssco? –

– Non ancora-  disse Zio Muzio, – ma noi conosciamo te!-

Io sono Muzio, investigatore privato e loro sono i miei fidi collaboratori: Mellom e Limone!

-Per cossssa posso essssservi utile? – chiese la gazza sempre in modo sostenuto.

Vorremmo ci aiutassi a ritrovare una giovane gatta che si è persa tempo fa. – Muzio raccontò l’accaduto, mentre la gazza in modo severo e imperioso seguiva ogni parola. Alla fine, essa roteò il capo di novanta gradi. Poi ci pensò un po’ su e infine domandò:- E quale sssarebbe la “ giussssta motivasssione” per cui dovrei accettare? –

-Beh… aiutare una mamma a ritrovare la propria figliola… – disse Muzio un po’ sorpreso che la gazza non lo avesse ancora capito.

-Eccola! – rispose prontamente Limone, esibendo un voluminoso sacchetto di carta. Poi lo aprì e apparvero dei frutti succulenti.

Abbiamo portato per lei e i suoi piccoli, anguria e fragole dolci e fresche! –

Gazza Cunegonda compiaciuta, accettò l’affare… ops, scusate…l’incarico, di buon grado, pronta a mettersi al lavoro! ( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

…-Abbiamo portato per lei e i suoi piccoli, anguria e fragole dolci e fresche! – disse Limone…

Ventesima puntata della storia di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

Tutta colpa di un cestino di dolci! – Ventesimo episodio

Dopo l’intervista Titti si sentiva soddisfatta: aveva potuto vedere coi suoi occhi la gatta canterina che di nome faceva Alina e sentirla cantar miagolando con le sue orecchie.               

Infatti, la padrona di casa coi suoi familiari avevano accolto lei e Vico in modo magnifico e con grande disponibilità. Avevano risposto a tutte le sue domande e dopo aver fatto delle bellissime foto, Vico aveva potuto anche realizzare con la sua videocamera di ultima generazione, uno splendido filmato mentre Alina, sopra il pianoforte e accompagnata da Nora, miagolava  un’aria d’opera.

…Vico aveva potuto anche realizzare con la sua videocamera di ultima generazione, uno splendido filmato mentre Alina, sopra il pianoforte e accompagnata da Nora, miagolava  un’aria d’opera...

– Questo è materiale che scotta! – disse Vico entusiasta, appena furono usciti dal palazzo in Piazza Bra. Il capo resterà sorpreso!-

-Mi sento felice come una scolaretta! Secondo me abbiamo fatto uno scoop!-

-Allora andiamo a festeggiare. Ti va se ti invito a cena? Ti porto a casa e passerò a riprenderti più tardi. Va bene?-

Titti era così contenta del pomeriggio che accettò con un grande sorriso.

-Allora passo per le otto  e andiamo sulle Torricelle!-

– Ottimo! C’è un panorama davvero stupendo da lì!

La zona delle Torricelle è la parte collinare a nord della città di Verona, in cui si possono trovare vari locali, ristoranti e pub con vista mozzafiato, frequentata da giovani e coppie in cerca di un posto tranquillo nel verde!

Le Torricelle – Verona

All’orario stabilito Vico era arrivato sotto casa di Titti puntuale come un orologio svizzero. Indossava dei pantaloni a righe sottili verticali, azzurre e  blu su sfondo chiaro e una camicia bianca di lino che metteva in risalto la sua carnagione scura e la sua bellezza. Suonò al campanello e dopo un minuto ecco arrivare Titti! Aveva i capelli raccolti in un morbido chignon e legati da un foulard celeste con disegnati dei delicati fiori bianchi e rosa. Il suo viso era raggiante ed emanava gioia di vivere. Il suo vestito era celeste, senza maniche, stretto in vita e largo sotto con dei bei volant e una cintura sottile in vita. Era bellissima! Il cuore di Vico ebbe una palpitazione forte ed improvvisa! Poi continua! Che stesse per avere un infarto?… Ma no, cari bambini! Era soltanto… Cotto, conquistato, stregato… Come avrete capito… INNAMORATO!!!  Lei si accorse di qualcosa e gli chiese:

– Va tutto bene?-

– Certamente! Sali pure !- E le aprì la portiera facendo finta di niente.

Arrivati, si sedettero ad un tavolo fuori nella terrazza panoramica. Erano seduti l’una di fronte all’altro. Quella sera suonavano famose canzoni, un violinista e un chitarrista. Era sull’imbrunire e  la candela sopra il loro tavolo illuminava sempre di più la notte. L’atmosfera era romantica; il cameriere aveva appena servito le pietanze.

Titti assaggiò: – Mmm buona questa carne salà con le verdurine crude! E’ un piatto estivo proprio adatto! Fresco e leggero!

-Anche il mio vitello tonnato è proprio fresco e saporito! – aggiunse Vico.

– Lo sai che oggi abbiamo lavorato proprio bene insieme? – disse Titti in modo felice e sincero.

– E’ vero! Ti sei relazionata bene e ti hanno presa subito in simpatia! Inoltre le tue domande erano pertinenti ed incalzanti. – Confermò Vico tenendo in mano il calice di Soave e sorseggiando.

– Tu non sei da meno, anzi! – Rispose Titti mentre le sue guance diventavano color porpora.

Lui la guardò intensamente negli occhi. Lei li abbassò.

In quel momento arrivò il cameriere con un cestino intrecciato di bambù col suo coperchio.

– Questi dolci e dolcetti sono offerti dalla casa col vino Recioto, adatto per i dessert!- Versò il vino in due coppe e se ne andò lasciandoli piacevolmente sorpresi.

Vico aprì il cestino sollevò il coperchio allungandosi verso il centro del tavolo.

Anche Titti si sporse in avanti verso il cestino per guardare che dolci ci fossero dentro.

 In quel momento i loro volti si sfiorarono e sentirono entrambi il proprio cuore battere all’impazzata! ( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

In quel momento i loro volti si sfiorarono e sentirono entrambi il proprio cuore battere all’impazzata!

Sedicesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

VICO FOTOREPORTER DEL PORTORICO – SEDICESIMO EPISODIO

In redazione, tutti cercavano affannosamente qualche bella notizia da pubblicare ma gli avvenimenti degli ultimi giorni  erano abbastanza comuni, niente di particolare. In quel momento entrò Titti con aria concitata e si sedette al tavolo delle riunioni. Respirò a fondo ed alzò la mano. Il capo redattore le diede la parola: – La notizia che ho da darvi ha davvero dell’incredibile! C’è una gattina che miagola arie d’opera! – Qualcuno si mise a sghignazzare sotto i baffi, qualcun altro guardò Titti con aria compassionevole.  Vico invece, il fotoreporter, reputò la notizia stimolante e disse: – Questo fatto, potrebbe risultare curioso ed avvincente! – Quando lui parlava, tutti lo ascoltavano. Era stato in missione in Afghanistan come inviato di  guerra  ottenendo al suo rientro vari riconoscimenti prestigiosi. Originario del Portorico, parlava perfettamente l’inglese, lo spagnolo e l’italiano anche se aveva una leggera inflessione ispanica, essendo lo spagnolo la sua lingua madre.

Vico… era stato in missione in Afghanistan come inviato di  guerra  ottenendo al suo rientro vari riconoscimenti prestigiosi.

Continuò:-  Titti, hai rintracciato di chi è questa bestiola? – Gli occhi di tutti erano puntati sulla ragazza – Sì, ma ancora non sono riuscita a contattarli … – disse. Dopo una breve conversazione sul numero in uscita, fu deciso che la notizia sarebbe stata pubblicata sulla pagina della cronaca  per testare  la reazione dei lettori. Intanto Titti avrebbe seguito la sua pista per conoscere esattamente la situazione della gattina e della famiglia con cui stava; successivamente avrebbe fatto uscire un secondo articolo completo! Finito l’incontro, Titti uscì dalla sala riunioni e andò alla sua postazione; Vico la affiancò e le disse:- Molto interessante la tua storia! Se vuoi, quando sarà il momento, verrò con te e faremo un servizio fotografico completo! –

Titti uscì dalla sala riunioni e andò alla sua postazione; Vico la affiancò e le disse:- Molto interessante la tua storia! Se vuoi, quando sarà il momento, verrò con te e faremo un servizio fotografico completo! –

La giovane ne fu lusingata e rispose: – Mi sembra un’ottima idea ma prima devo riuscire a contattare la famiglia dove vive la gattina. Intanto pubblichiamo la notizia in breve ed entro i prossimi quindici giorni spero di fare l’intervista! Adesso mi attacco al telefono per rintracciarli. Poi ti farò sapere!- -D’accordo! Tienimi informato! – rispose Vico e se ne andò in ufficio  riprendendo il suo lavoro. Vico era un bell’uomo di quasi quarant’anni, alto e moro, segretamente innamorato di quella giovane donna dal temperamento forte e ambizioso ed era felice di poter collaborare con lei. La settimana stessa nella rivista cartacea e on-line ” Verona comunica” fra le più lette in città, uscì il seguente trafiletto di cronaca:

” Stupore in platea al Teatro Filarmonico.

Gatta canta aria d’opera.

Ma il direttore non ci sta !    

   

A Verona, durante la prova generale del Nabucco, una gattina è salita sul pianoforte e si è messa a miagolare un’aria dell’opera lasciando a bocca aperta i presenti. Solo il direttore d’orchestra si è dimostrato ostile, cacciando via la canterina, subito soccorsa da alcune persone. Approfondimenti in una prossima edizione della rivista. –

La settimana stessa nella rivista cartacea e on-line ” Verona comunica” fra le più lette in città, uscì il … trafiletto di cronaca: che raccontava della gattina canterina…

L’articolo venne letto con curiosità da moltissime persone e giunse inaspettatamente all’attenzione di un personaggio molto importante… (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

 

 

Quindicesima puntata della storia di “Alina canterina!

Cari bambini, vi piace la lettura di Alina canterina? E a voi adulti? Allora eccoci pronti per la successiva puntata. Una vera … Festa! 🎉🎉🎉

So che diversi di voi sono già in villeggiatura e quindi buona lettura e Buone vacanze !

Un abbraccio dalla Maestra Mariachiara 💘

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

FESTONE BIRBONE – QUINDICESIMO EPISODIO

Alina era sul tappeto che si stiracchiava mentre Ulrica l’accarezzava sul pancino  e Din-Don sbatacchiava le ali agitato da sopra il trespolo; i genitori erano fuori a far spese e la tata stava preparando la cena. Ulrica rideva e Alina si sentiva felice mentre faceva le fusa alla sua amica che era davvero insuperabile nel farle le coccole! Alina si era molto affezionata a lei anche se il pensiero della mamma e dei fratelli la accompagnava sempre.

Ulrica era davvero insuperabile nel farle le coccole! Alina si era molto affezionata a lei.

La bambina si alzò tirando la tenda e guardò fuori: – Cos’è questa confusione?- disse uscendo sul balcone. Si sentiva un miagolio forte e continuo che ogni tanto cessava per poi ricominciare da capo.

– Alinaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa- diceva quel miagolio, – esciiiiiiiiiiiiiiiii …

Delle due, solo Alina lo capiva e così uscì anche lei sul terrazzo e vide sull’altro balcone Plato che, da dietro la ringhiera la chiamava. Anche Ulrica vide quel bel gattone soriano che miagolava e rivolgendosi ad Alina esclamò:- Guarda Alina, è il tuo amico, forse si annoia a stare lì tutto solo e vuole compagnia! –

In quel momento si udì dal tetto un altro miagolio. Era un miagolamento tutto sconclusionato, quasi un grido che poi si trasformava in un lamento rauco. C’era un gatto che barcollava sopra il tetto della casa di Plato e camminava incespicando sui coppi marroni. –Plato che fai ?… Hic… – diceva in gattese, – Sei tu che chiami ?… Hic…Hic… Eee chi-chi … è questa Alina?… Amiiico mio…Hic!  Di-di-didimmmmi … tutto a mme! –

– Oh no! – pensò Plato portandosi una zampa sulla testa con aria seccata,

 – Proprio adesso doveva arrivare! – pronunciò a bassa voce tra sé e sè.

Alina incuriosita osservava lo strano tipo che incurante continuava a ondeggiare di qua e di là rischiando di piombare giù dal palazzo. Anche Ulrica era rimasta con gli occhi spalancati e la bocca aperta nel vedere quello strano personaggio che ondeggiava, traballava, emettendo miagolii impressionanti!

A dispetto delle sue continue oscillazioni lo strambo gatto  con due balzi ben assestati e un terzo un po’ incerto, piombò sul terrazzo del suo amico Plato e con gli occhi lucidi e il naso che gli colava continuò a miagolare come prima. Plato arretrò quasi a volersi ritirare in casa ma poi pensò che non avrebbe fatto una bella figura con la sua amata Alina e quindi si decise ed intervenne.

– Buongiorno amico! Non mi sembra che tu stia molto bene! Cosa ti è successo? –

Quell’altro gli rispose mentre continuava a ciondolare di qua e di là. Sembrava che stesse ballando una tarantella. Il suo alito puzzava e il pelo arancione e macchie bianche e grigie era tutto arruffato e sporco.

... lo strano tipo… incurante continuava a ondeggiare di qua e di là rischiando di piombare giù dal palazzo

– Sto bene invece!- Gli rispose quello indispettito! – Sono stato, hic… a ballare, hic…e a divertirmi tutta la notte, hic… e volevo andare a casa. Poi ti ho sentito, hic…chiamare… hic… con insistenza questa Alina! Parliamo di Gatte amico mio?… Eh?… Lo sai, hic…che posso darti tutti i consigli che vuoi!… Hic! Me ne intendo io! – E dopo l’ultima battuta stramazzò sul pavimento. Plato si spaventò e rimase immobile a fissarlo. Fu allora che Alina per aiutare Plato a soccorrerlo, con due balzi saltò sul cornicione della casa  e camminò in bilico fino al limite; poi con altri due balzi arditi, riuscì a raggiungere il balcone di Plato. Ulrica, impaurita era andata a chiamare la tata che vedendo Alina nel terrazzo dell’altra casa, corse con la bambina a suonare alla porta del caseggiato adiacente per poter riprendere la gattina.

Intanto il tipo strambo si era ridestato e vide Alina quasi come in un sogno. La intravide doppia, tripla… ora sbiadita, poi perfettamente definita.

Intanto Plato aveva preso una vecchia spugna bagnata, l’aveva strizzata e messa sulla fronte al poveretto.

       – Ma chi è costui? – aveva chiesto Alina a Plato ma egli non riuscì a proferir             parola perché  l’altro sollevando la testa rispose pronto:

– Io sono Festone gatto birbone! Hic!-  e dopo aver consumato le ultime energie che gli restavano,  sbattè il capo sul pavimento e piombò in un sonno profondo.

Allora Plato disse  :- Mi dispiace Alina! Non è uno spettacolo per gatte gentili come te!- Alina abbassò gli occhi e sentì un brivido sullo stomaco. Quel gatto era proprio gentile e davvero carino!

Intanto Ulrica e la tata erano giunte sul posto e stavano spiegando ai padroni di casa l’accaduto. Poi la bambina prese in braccio Alina salutò  tutti e con la tata si avviarono verso casa mentre la nostra piccola eroina guardava trasognata il suo amico Plato. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Quattordicesima puntata della storia di “Alina canterina” 🌞🐾🍀

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BUMA’ MAGA DI PIAZZA BRA – QUATTORDICESIMO EPISODIO

Zio Muzio e il fido Mellom avevano setacciato gran parte dei palazzi  che davano su Piazza Bra, ma di Alina neppure l’ombra. Muzio era appostato quel giorno in una galleria sotto gli archi dei palazzi del Liston, che dava su negozi di abbigliamento e una gioielleria, perché gli era giunta voce da fonti sicure che in quella zona avrebbe incontrato qualcuno in grado di aiutarlo nel ritrovamento di Alina. Era tutto solo poichè Mellom era impegnato a prestare soccorso ad un vecchio gatto spelacchiato che travolto da un tizio in monopattino, rischiava di essere più di là, che di qua.

Muzio fermo da quasi un’ora dietro una colonna osservava gente andare e venire. Qualcuno si era pure fermato a guardarlo e una donna avrebbe voluto accarezzarlo ma lui aveva soffiato verso di lei con un verso malefico. Non voleva che un umano lo toccasse. Andava fiero della sua cravatta grigia con una righina gialla e del suo cappello… ma soprattutto era in incognito e non doveva dare nell’occhio.

Muzio fermo da quasi un’ora dietro una colonna osservava gente andare e venire...

 Mentre era lì che pensava a questo, si aprì  dietro di lui una porta a vetrata e si accesero le luci all’interno. Muzio guardava incuriosito la porta spalancata aspettandosi di veder uscire qualcuno però non si vedeva anima viva.          Stava quasi  per girare l’angolo ed andarsene, quando udì una voce bisbigliare:- Vienii… Entraa…- Si voltò. La gente continuava a passare. Non vide nessuno che parlasse. Sentì di nuovo: – Entraa… Vienii… da questa partee…– La porta che si era aperta sembrava avere voce! Era stata la porta a parlargli? Muzio rimase un attimo senza fiato. Poi spinto da una forza misteriosa cominciò ad incamminarsi verso l’ingresso. Una lunga scala si snodava verso il basso e Muzio scendeva i gradini larghi e marmorei. Alle pareti della gradinata vi erano applique di cristallo riccamente decorate e sfavillanti.

Muzio guardava incuriosito la porta spalancata aspettandosi di veder uscire qualcuno però non si vedeva anima viva.

-Sii… di quaa… – continuava la voce. Man, mano che proseguiva la discesa, si accorse che l’illuminazione cominciava a scarseggiare  di più, sempre di più, finchè giunse al termine. Ma dov’era finito? Girò la testa con aria sospetta e scorse a tre metri da lui, nella quasi oscurità una porticina, bassa e misteriosa. C’erano disegnate delle strane figure ma si vedeva poco e non riuscì a capire cosa fossero. La voce di prima bisbigliò insistentemente: – Di qui… di quaaa…– Lui varcò la porta e la voce disse con veemenza:  – Eccoti da Bumà! – All’improvviso nell’antro buio ci fu come uno scoppio di fuochi che fecero scintille azzurre e arancioni per poi rivelare nel fondo una strana figura seduta dietro ad un tavolino di legno antico, basso ed impolverato. Muzio sussultò:  â€“ Che accidenti è? … Chi sei? Cosa vuoi da me?- Mentre diceva queste parole la strana figura si mosse lentamente ma senza rivelarsi. La testa era rivolta verso il basso e non si scorgeva la faccia; un fazzoletto giallo con disegni neri ricopriva il capo. L’abito color dell’oro che indossava era arricciato intorno al collo e  scendeva a maniche larghe che si stringevano sui polsi sbocciando in merletti che ricoprivano parte delle mani lunghe e  ossute. Muzio pensò che quello  sembrava un tipico abito femminile che veniva usato dagli attori a teatro ma non ne era sicuro. Avvicinandosi per osservare meglio il misterioso individuo, il detective ebbe un sussulto. Cosa teneva tra le mani? … Era un oggetto rotondo e rilucente che emetteva di tanto in tanto degli strani bagliori. Si avvicinò e chiese non senza un brivido :- Chi sei? Sei tu che mi hai chiamato e condotto qui? – La losca figura annuì senza proferire parola. Poi alzò le braccia in alto e  con voce grave e rauca recitò una strana formula:

– Se alla stella vuoi arrivare,

 fin al ciel dovrai tornare,

all’altare salirà,

del grande spettacolo che avverrà!

 Salabim! Saladam!

Parola della grande Bumà

Maga di Piazza Bra! –

Mentre proferiva queste frasi, la sfera di cristallo che aveva tra le mani emise  di nuovo quegli strani bagliori ma stavolta più intensi e luccicanti. La stanza per un momento sembrò illuminarsi di fiammelle che si muovevano in aria come se stessero danzando per poi terminare con degli scoppiettii le loro rivoluzioni fino a spegnersi toccando il suolo. Muzio sbigottito rimase completamente al buio. La voce proseguì :- Ora và! E tieni a mente la profezia che hai appena udito!-

… Parola della Grande Bumà, maga di Piazza Bra!

Zio Muzio sbattè le palpebre e si ritrovò fuori all’aperto sotto l’arcata, dietro la colonna in cui vi erano vari negozi e passava gente. Si era messo a piovere. Muzio sentiva freddo. Si chiese se il suo fosse stato solo un sogno ma al solo pensiero di ciò, ogni parola sentita era così vivida in lui da non avere dubbi: aveva avuto un incontro diretto con Bumà la più potente e temuta maga che viveva a Verona in qualche antro sconosciuto di Piazza Bra. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Tredicesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

TITTI GIORNALISTA PUBBLICISTA – TREDICESIMO EPISODIO

La notizia dell’ irascibile direttore e della gattina che miagolava l’aria d’opera, balzò di bocca in bocca per tutta la città. Ne parlavano le signore dal parrucchiere e i signori dal barbiere, finchè giunse alle orecchie di Titti. Titti era una giovane di ventiquattro anni che fin da piccola aveva la passione per tutte le notizie ed i pettegolezzi anche perché la nonna milanese le raccontava “speteguless” in gran quantità e lei era cresciuta con una fame insaziabile di ogni tipo di gossip, per questo era diventata la na giornalista pubblicista.

Titti era una giovane di circa ventiquattro anni che fin da piccola aveva la passione per tutte le notizie ed i pettegolezzi…

Ogni notizia, piccola e granden. era per lei cibo quotidiano, soprattutto le cose più divertenti e strane. Questa della gattina che canta arie d’opera, le appariva davvero bizzarra ma molto interessante! Così decise di approfondire la questione . Andò dal parrucchiere da cui la zia materna aveva sentito la notizia, per saperne di più. Costui era anche il parrucchiere della signora Nora infatti le acconciava i capelli per i concerti. Titti arrivò da lui fingendosi una cliente come tutte le altre.

– Buongiorno, ho prenotato per un taglio e una messa in piega – disse entrando nel salone.

-Buongiorno signorina, si accomodi pure, tra un attimo sarò da lei-.

Il parrucchiere era un uomo di trentotto anni, moro e con la barba. Le sue mani tagliavano in modo preciso ed impeccabile i capelli bruni di una bella signora con la quale colloquiava amabilmente. –Ha sentito di quel fatto accaduto ieri al Teatro filarmonico? No? Allora deve assolutamente saperlo! Pensi che una mia cliente, suona nell’orchestra e me l’ ha raccontato ! –

Davvero? – rispose la signora.

Eh sì! Mentre stavano facendo una pausa a causa di un direttore dal caratteraccio davvero impossibile, la gattina in questione è andata sopra il pianoforte e ha cominciato a miagolare un’aria dell’opera. Tutti sono rimasti estasiati ma il direttore, che il signore se lo porti, villano e burbero, l’ha voluta cacciare. Pensi che per colpa sua, la piccola padroncina ha pianto per ore! –    

Il parrucchiere raccontava alla signora ciò che era accaduto al Teatro Filarmonico: una gattina canterina cacciata dal direttore!

                                                      La signora meravigliata esclamò:

Ma dice sul serio? Una gatta che conosce le canzoni d’opera?… Ma non ci posso credere! –

Eppure la mia fonte è attendibilissima! – rispose il parrucchiere.

– Ehm , mi scusi, ho sentito quello che ha appena riferito! Trovo che sia una notizia incredibile! Un gatto che sa cantare!  Io però le credo!  Continui, continui pure! – Così dicendo, Titti avviò il discorso con l’uomo il quale non si lasciò perdere l’occasione di spettegolare! Così la signorina Titti seppe il nome e l’indirizzo della signora Nora. Appena uscita dal salone, con la sua bella chioma perfetta, cercò su Google e trovò il numero di telefono. Così tutta eccitata e ancora incredula, lo compose nella speranza di poter fare uno scoop ! Ma nessuno rispose. Erano tutti fuori casa.

Nella dimora c’era Alina che stava acciambellata sul divano e Din-Don sul trespolo tranquillo. Ogni tanto era come se si risvegliasse da un sonno profondo. Sbatteva gli occhi e fischiava un motivetto. Alina lo guardava e rideva ignara di ciò che stava succedendo… (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Alina e Din Don erano in casa tranquilli.

Dodicesima puntata di Alina canterina

Cari amici, eccomi qui con la dodicesima puntata di Alina canterina! In questo periodo sono molto occupata e quindi sono soddisfatta di essere riuscita a pubblicare. Nel nuovo capitolo ci sarà una situazione… davvero imbarazzante! Volete scoprire qual è?… Sì? …

Allora buona lettura! Un abbraccio dalla vostra

Maestra Mariachiara 🌈🌞🌹🎶🍀

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

SONDILE DIRETTORE OSTILE – DODICESIMO EPISODIO

Da qualche giorno c’era trambusto in casa, una specie di agitazione generale. Si avvicinava la data della prima di un’opera importante e Nora era spesso a fare le prove con l’orchestra. Aveva promesso alla sua bambina che quel giorno l’avrebbe portata con sé in teatro alla prova generale e quindi erano tutti concitati. Il papà si era preso per l’occasione una giornata libera per stare con le sue “ragazze” come le chiamava lui. Ulrica era al settimo cielo e aveva scelto gli abiti con cura. Voleva portare anche Alina e la mamma le aveva risposto: – Certamente! Alina è il gatto più incline alla musica che io conosca! – E poi aveva aggiunto: – L’unico in verità! – E così, detto fatto, Alina si ritrovò lavata, profumata e infiocchettata di azzurro, colore in tinta con i pantaloni di Ulrica e il vestito della mamma. Nella tarda mattinata, uscirono di casa tutti e quattro allegri ed eccitati e giunsero ben presto al Teatro Filarmonico di Verona dove stavano entrando gli artisti: musicisti, cantanti, coristi e i vari addetti ai lavori.

Giunti all’interno del sontuoso edificio la mamma diede un bacio alla sua bimba e disse: – Godetevi il momento! – Poi si recò al pianoforte. Ulrica e il papà presero posto in un palco laterale, riservato esclusivamente a qualche stretto parente dei professori d’orchestra. Da lì, Ulrica poteva vedere la mamma che era nella fossa dei musicisti. In platea c’erano molti studenti dei vari licei ed istituti superiori che venivano ad assistere ad una fase così delicata che precede la Prima, accompagnati dai loro insegnanti.

 Alina in braccio ad Ulrica osservava ogni cosa : sul palco c’erano i cantanti e il coro, mentre sulla buca d’orchestra, posta tra il palcoscenico e la platea, i musicisti con il direttore. Quest’ultimo si sopraelevava su tutti, posto su di una pedana. Vestiva con una camicia bianca a larghe maniche e dei pantaloni neri. Era calvo con delle orecchie piccole, alto e magro. Il suo sguardo  accigliato e cupo incuteva timore. Con la mano destra teneva salda la bacchetta con cui dava il tempo e con la mano sinistra guidava i musicisti all’intensità dei suoni. Ad una prova generale, tutto dovrebbe procedere spedito… E invece no!

Con la mano destra teneva salda la bacchetta con cui dava il tempo …

Il direttore d’orchestra non era mai soddisfatto e fermava spesso l’esecuzione, tanto che i coristi si guardavano l’un l’altro perplessi, i cantanti lirici erano sul punto di lasciare il palco e i musicisti avevano il muso lungo. Anche gli studenti rumoreggiavano stanchi di quelle continue interruzioni. Allora il responsabile amministrativo disse a tutti di fare cinque minuti di pausa. Fu allora che Ulrica scese dalla mamma con Alina in braccio e accadde una cosa incredibile. Alina scappò dalle braccia di Ulrica con un salto e balzò sulla tastiera del pianoforte a coda provocando suoni forti e striduli. Poi con piccoli saltelli continuò a suonare. Lo sguardo di tutti era fisso su di lei. Con un agile slancio finì sul pianoforte nella parte laccata di nero sopra la tastiera e… iniziò a miagolare l’aria dell’opera che si stava provando. I presenti rimasero con un palmo di naso ad ascoltarla.

… iniziò a miagolare l’aria dell’opera…

L’interpretazione di Alina durò circa un minuto, finchè il direttore d’orchestra sbottò e disse: – Ma cos’è questa trovata? Siamo diventati fenomeni da baraccone? Portate via quel gatto! Cosa ci fa qui?– Subito due inservienti arrivarono con guanti neri e un sacco, pronti ad infilarvici dentro la povera Alina ma Nora fu più veloce, la prese e disse loro:- Lasciatela stare! Lei è Alina canterina! E’ la nostra gattina!-

-E io – disse quello– sono Sondile direttore ostile e non voglio più vedere quel brutto cosino peloso e puzzolente qui!

Ulrica e il papà indignati uscirono dal teatro con l’eroica canterina. Piangeva la bambina  e la gattina era come paralizzata. Il papà consolava sua figlia abbracciandola stretta, seduto sugli scalini fuori dall’ingresso e dicendole : – Ti voglio bene piccola mia! Quell’uomo è davvero detestabile! Su, su, non piangere tesoro!  –  ma nessuna parola poteva consolare in quel momento la tenera Ulrica che versava lacrime come un fiume in piena, singhiozzando!

Ulrica … versava lacrime come un fiume in piena singhiozzando!

Passavano di lì due poliziotti col loro cane e udirono il pianto sconsolato della piccina. Poi videro la gattina. Uno dei due riconobbe la famiglia che aveva adottato la micetta quel giorno al “Caffè degli artisti!”

Il cane si avvicinò alla gattina, lei lo osservò distrattamente, quindi lo guardò di nuovo e capì che era Orfugio il cane poliziotto che l’aveva aiutata quando era rimasta sola senza la mamma e i fratelli.

-Ciao gattina! Che succede?… Perché piange la bambina? –

Alina rispose:– Sondile direttore ostile! E’ lui che mi ha cacciata dal teatro! Ulrica mi vuole bene e piange per l’accaduto! –

Orfugio rimase in silenzio. Il papà di Ulrica stava spiegando l’accaduto ai poliziotti che lo invitarono in un bar a prendere una bibita, per calmare la bambina. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-


 

Nona puntata della storia di Alina canterina

Buongiorno a tutti voi cari amici come state??? Eh lo so! Siete curiosissimi di conoscere che cosa accadrà alla nostra Alina ed ai suoi amici. Vi ringrazio per questo! Infatti mi date sempre la motivazione per attivarmi e scrivere con gioia! Allora mettetevi ben comodi sulla poltrona e divertitevi con il prossimo capitolo della storia di Alina.

Un bacio dalla vostra Maestra Mariachiara! 😘✨🎨

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

LIMONE FURBONE – NONO EPISODIO

Zio Muzio e Mellom, usciti dal locale dove si trovava l’ufficio “ Gatti smarriti”, si avviarono verso i luoghi in cui si era persa la piccola Alina. Muzio aveva indossato il suo berretto da detective e Mellom teneva una lente d’ingrandimento con cui osservava ogni superficie per cercare eventuali indizi. Nel vicolo c’era una anziana signora che portava a spasso il suo cane meticcio al guinzaglio, dei ragazzini che correvano con lo skate, rischiando di travolgere gli altri passanti e molti turisti che con lo zaino in spalla si godevano la vacanza. Un ragazzetto sopraggiungeva a tutta velocità, saldo sul suo skate nero. Zio Muzio si accorse all’ultimo che stava per investirlo e urlò a Mellom : – Attentoooooo! – E con un balzo, si arrampicò sul muro muovendo velocissime le zampe per non cadere e con un miagolio indiavolato riuscì a raggiungere il davanzale di una finestra. Il pelo era dritto e gli artigli fuori, mentre l’adolescente, schivò Mellom per un pelo e proseguì la sua corsa spericolata ascoltando musica in cuffia.

Da un pertugio del muro dall’altra parte del vicolo aveva osservato l’accaduto e si era messo a ridacchiare, un tipo piccolo e cicciottello dagli occhi vispi che sembravano due pallini da softair, rotondi e lucenti. Aveva le orecchie minute che si muovevano a destra e a sinistra come un radar; il musetto era simpatico e la sua pelliccia color grigio-fumo lo ricopriva interamente tranne la coda che si presentava a ruvide squame .

…Un tipo piccolo e cicciottello dagli occhi vispi che sembravano due pallini da softair, rotondi e lucenti.

Ridacchiava e bofonchiava: – Ha! Ha! … Hahahahaha! … F-f-f-ate   dav-f-f-ero ride – f f– re!-  Non l’avesse mai detto. Con un balzo zio Muzio gli fu sopra e mentre quello cercava di sparire nella fessura del muro, lo prese per la coda. Anche Mellom si era avvicinato con aria aggressiva. – Guarda, guarda chi si rivede! Cos’è che ti fa tanto ridere topino presuntuoso?   Intanto con la zampa lo costrinse ad uscire in strada.

Con un balzo zio Muzio gli fu sopra e mentre quello cercava di sparire nella fessura del muro, lo prese per la coda.

Il topo trafelato si dimenava con le zampette cercando di sfuggirgli  ma Muzio lo teneva ben saldo per la coda. Poi ad un tratto lo lasciò e accadde una cosa incredibile: tutti e tre si misero a ridere sonoramente! – Per un momento avevo creduto che facessi sul serio! – Disse il topo asciugandosi il sudore.

– Scusa ma con i vecchi amici ogni tanto si puo’ scherzare? – Rispose Muzio.

 I tre risero insieme di nuovo. Il topo si chiamava Limone perché era nato in una casa che possedeva nel giardino delle bellissime piante di limoni. Siccome in una delle sue prime uscite aveva rischiato di essere colpito da un limone maturo caduto a terra, la sua mamma lo aveva voluto chiamare “Limone” per ricordargli quanto fosse stato fortunato. E infatti lo era!

Nella vita, oltre a rosicchiare il formaggio dalla dispensa di casa, era un agente 007 dei topi, un roditore furbo e intelligente: faceva finta di essere uno come tutti gli altri ma in realtà lui aveva sempre le orecchie alte e lo sguardo vigile per essere a conoscenza di tutto quello che succedeva nel suo territorio. Collaborava con zio Muzio da tempo ed erano amici.

Muzio e Mellom gli chiesero se sapesse niente di una gattina scomparsa e gli spiegarono i dettagli del caso. Limone partì immediatamente per contattare i suoi cugini topi sparsi in tutta la città e sparì nel buco umido e scuro da cui era arrivato. -Vieni Mellom! Continuiamo la nostra ispezione! – Con andatura lenta e grande attenzione controllavano ogni angolo, ogni cassonetto, ogni porta e finestra, chiedendo e facendo interrogatori a tutti quelli che incontravano. Arrivarono così all’Arena di fronte al “Caffè degli Artisti”

Ehi tu! – Si rivolse al gattone del Caffè che sonnecchiava su una sedia.

 â€“ Hai visto una gattina tigrata, bianca e grigia, da sola? Si è persa e la stiamo cercando! – Ma quello non ne sapeva niente.

Poi videro i gabbiani che erano soliti volare dall’Adige fino in centro in cerca di qualche buon boccone di cibo. – Signori, avete visto una bella gattina tutta sola? Si è persa e la stiamo cercando! –  Ma neppure loro l’avevano vista.

Poi videro due cani al guinzaglio. Chiesero anche a loro. Ma nessuno ne sapeva nulla. Mellom sospirò e con aria funesta si portò una zampa sulla testa; non capiva come continuare l’indagine. Anche Muzio era preoccupato. Sembrava fossero arrivati ad un vicolo cieco. Nessuno aveva visto nulla, nessuno era al corrente del fatto. Ma proprio quando lo scoraggiamento sembrava prevalere, ecco arrivare Limone. Con il fiato corto e ansimando annunciò: – Ragazzi! Ho avuto la soffiata da mio cugino Tonio! La gattina che cercate è andata via dal “Caffè degli Artisti” tenuta in braccio da una bambina insieme ai suoi genitori a piedi!- -Bravo Topo! So che posso sempre contare su di te! – disse severo zio Muzio.

-Certo mio caro! Io sono Limone, topo furbone! – E così dicendo li salutò proseguendo il suo itinerario alla ricerca di altre informazioni. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-