Ventiquattresima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

Colpo di scena! che sciagura! – Capitolo ventiquattresimo

24 Settembre 2022

Caro diario,

sono in ansia, non riesco a dormire e allora ho pensato di scriverti, così almeno mi sfogo un po’!

Se tu sapessi cosa è successo oggi, capiresti perché sono così agitata!   

 

Caro diario… Se tu sapessi cosa è successo oggi, capiresti perché sono così agitata! …  

Allora, comincio da capo… Come sai, ho ripreso la scuola e ora faccio la quarta elementare. La maestra dice che siamo grandi ormai e così ogni pomeriggio abbiamo tanti compiti da fare! Finalmente oggi, che è sabato, la mamma aveva organizzato per la mattinata una bella uscita in città per fare shopping in via Mazzini e un bel giretto nelle varie piazze! Così verso le dieci, ci siamo incontrate al bar Emmanuel con l’amica della mamma, la signora Scen, di Borgo Trento, che indossava un vestito lungo fino alle caviglie, azzurro, con disegni rosa e arancioni, leggero e in pan-dan con un cappello altrettanto azzurro e con le scarpe. Una allegra sciarpetta celeste al collo… La signora Scen, aveva in braccio la sua barboncina bianca che si chiama Rinetta e io tenevo la mia amata Alina. Stavo bevendo un po’ di latte col cacao mentre la mamma con la signora Scen, bevevano un cappuccino e parlavano. Mi ero concentrata sul mio croissant al cioccolato e avevo appoggiato Alina sulla sedia vuota accanto alla mia, mentre la signora Scen aveva lasciato Rinetta al guinzaglio sul pavimento sotto il tavolo.  

…Mi ero concentrata sul mio croissant al cioccolato e avevo appoggiato Alina sulla sedia vuota accanto alla mia, mentre la signora Scen aveva lasciato Rinetta al guinzaglio sul pavimento sotto il tavolo… 

 Stavo mordendo di gusto il secondo boccone quando, un ragazzo in carrozzina si è avvicinato al nostro tavolo e ci ha chiesto di donargli qualche soldo. Si è avvicinato poi, anche un signore con la barba lunga, bianca e grigia, tutto arruffato. Ci ha fatto vedere le gambe che avevano tante piaghe e sembravano non vedere la doccia da un’infinità di tempo. Anche lui chiedeva un aiuto. Io sono rimasta a fissare questi due con un palmo di naso finchè la mamma se n’è accorta e mi ha detto: – Ulrica, finisci la tua brioche e guarda dov’è Alina! – Allora mi sono scossa e ho addentato la pasta dolce come un automa. Poi mi sono voltata verso la sedia dov’era Alina ma… Non c’era più! Così l’ho chiamata tante volte, senza avere alcuna risposta. All’improvviso la signora Scen si è messa a urlare e mi ha fatto prendere un colpo! Che cavolo aveva da gridare in quel modo? … Non ci crederai, caro diario, ma anche la barboncina era scomparsa!    Il guinzaglio giaceva a terra abbandonato.

Così, con un respiro affannoso, mi sono alzata, e con la mamma e la signora Scen abbiamo chiesto l’aiuto dei camerieri. Ero angosciata e mi veniva da piangere. Tutti guardavano sotto i tavoli, perchè rendendosi conto della nostra disperazione, volevano aiutarci. La signora Scen ha pagato frettolosamente per poi precipitarsi in Piazza Bra alla ricerca della sua barboncina. Noi le correvamo dietro in cerca della nostra amata gatta Alina. Quelli che ci hanno viste, incuriositi, si sono avvicinati per chiedere cosa stessimo cercando. Appena hanno saputo che eravamo alla ricerca di due animaletti, hanno voluto aiutarci.  Si aggiungevano sempre più persone, finchè tutti i presenti in Piazza Bra chiamavano le due, in tutti i modi possibili:- Micio, micio! – ; – Bau,bau! -; dando bacetti e facendo: – Mmmmmm- , con la voce. Chi dicendo:- Tesoriniiiii… Dove siete?…-  chi invece aggiungeva :- Venite fuori! – oppure :- Venite dalla mamma! – Non ti dico! Una confusione incredibile! Persino i militari sono intervenuti per riportare alla calma! Da un cespuglio intorno alla fontana, è uscita Rinetta, felice  di rifugiarsi tra le braccia della sua padrona! Speravo uscisse anche Alina … Ma niente! Lei non si è più vista e ora io non riesco a dormire perché mi manca e sono tanto, tanto, preoccupata per lei!

…Ma niente! Lei non si è più vista e ora io non riesco a dormire perché mi manca e sono tanto, tanto, preoccupata per lei!

Spero stia bene e che l’abbia trovata qualcuno che me la possa riportare domani. Se mi potesse sentire le direi:

-Cara Alina, sta serena, dormi bene che domani ci rivedremo!-

Che sciagura aver perduto la mia gatta!

Ora provo a dormire… Buonanotte! … Speriamo!…

La tua Ulrica

( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

La famiglia Acqua

IMPARIAMO LA CQU CON UNA STORIA CLASSE PRIMA E SECONDA SCUOLA PRIMARIA

Ventiduesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

Gennaro e Giggino: РLui ̬ mio cuggino! РVentiduesimo episodio

Era notte. Alina scivolò fuori dal terrazzo e salì sulla grondaia  e con mosse agili e graffiate giunse sopra il tetto. Voleva stare sola. Le piaceva tanto abitare nella casa di Ulrica ma la nostalgia per la mamma e i suoi fratelli era forte e ogni tanto usciva dal suo cuoricino come un tornado che soffia forte e le onde del mare si alzano, alte, alte… Ecco, si sentiva così e aveva bisogno di piangere, di esprimere quella forte emozione. Tutt’intorno era tranquillo e si udiva solo qualche miagolio lontano. L’Arena era meravigliosa vista da lassù e la luna, sembrava una fata incantata che con la sua bacchetta magica faceva dei meravigliosi scintillii d’argento, toccando quelle pietre antiche. Lo scenario era così incantevole che Alina si perse ad ammirare questa magia e dimenticò la sua pena, concentrata come un eremita quando medita.

Era notte. Alina scivolò fuori dal terrazzo e salì sulla grondaia  e con mosse agili e graffiate
giunse sopra il tetto. Voleva stare sola.

– E’ bello, vero?… Io vengo tutte le notti quassù. –

Alina ebbe un sussulto ma non si spaventò. Conosceva quella voce alle sue spalle.

– Oh sì, è davvero uno spettacolo unico – rispose, mentre continuava immobile a guardare l’Arena e Piazza Bra, davanti a sé.

Plato si avvicinò e si fermò di fianco a lei. Continuarono così, vicino l’uno all’altra ad ammirare il panorama notturno mentre in cielo piroettava un astro luminoso.

 Guarda! C’è una stella cadente! Esprimi un desiderio! –

Un singhiozzo è tutto ciò che Plato sentì fare alla sua amica. Capì. Le pose una zampa sulla spalla e la consolò. Anche Plato avrebbe tanto voluto rivedere i suoi famigliari, ma c’est la vie*, bisognava andare avanti lo stesso!

   Plato si avvicinò e si fermò di fianco a lei. Continuarono così, vicino l’uno all’altra ad ammirare il panorama notturno mentre in cielo piroettava un astro luminoso.

– Auè ! Ma  guarda, due piccioncini che tubano di notte TU-TU-TU-TUUU – disse una prima voce.

– Hahaha! Mieloosi soono! – replicò una seconda.

Due strani tipi si stavano avvicinando con aria losca e poco raccomandabile. Le nere figure si stagliavano in fondo al tetto e si avvicinavano fra i comignoli scuri.

Plato balzò su e si mise in posizione d’attacco; Alina si girò meravigliata.

– Chi siete? Cosa volete? – chiese Plato battagliero tirando fuori gli artigli.

I due si avvicinarono di più. Ora si distinguevano due gatti: uno era grasso e tondo con due guance che ballonzolavano ad ogni suo passo, gli occhi grossi, grossi che sembravano uscire dalle orbite. L’altro era lungo e smilzo col pelo appiccicato che formava tanti spuntoni; i denti uscivano all’infuori, i piccoli baffetti brillavano al chiarore della luna  e gli occhietti erano lunghi e stretti come due fessure. Camminava ondeggiando da destra a sinistra e si muoveva come se stesse eseguendo una coreografia hip-hop.

– Chi siete? Cosa volete? – ripetè perentorio Plato girandosi di scatto e  frapponendosi fra questi ed Alina. Il suo aspetto  in quel momento era nobile e fiero.

Anche Alina si avvicinò al fianco di Plato guardando i due con aria preoccupata e interrogativa.

Auè quagliò! Siamo Gennaaro e Giggino. Lui è mio cuggino! – Disse quello con forte accento meridionale.

I nostri umani c’hanno portato qui da Napoli  per lavoro. Stiamo facendo il nostro primo giro notturno. Voi la connoscete aNnapule? E’ la città chiù bella dello munno!* Napule, come la chiamaiamo noi, è fantascc-teca, col centro storico, il lungo mare e il Vesuvio che sovrasta tutto! La gente sempatica e buona è ! E bbrava che prega San Gennà! Lo conoscete a San Gennà, voi quagliò?-

Così dicendo Gatto Gennaro fece un largo sorriso e continuò : – E’ il santo chiù ‘mportante e io c’ho il nome suo, c’ho! – e mentre lo diceva , tracciò con le braccia un cerchio  dal basso all’alto in modo plateale.

Quindi è impottante anch’egli!- Disse con faccia da stupidotto il cugino Giggino.

– Invece am -mmè, – continuò questo, – me chiamarono a Giggino, per gli amici Giggì! – E fece un saltello, poi un altro e un altro ancora.

-Ah, non baddate a lui! Sta a ballà la tarantella! E’ proprio ‘no scugnizzo! –

–       Auè quagliò! Siamo Gennaaro e Giggino. Lui è mio cuggino! – Disse quello con forte accento meridionale.

Alina e Plato risero di gusto. Erano davvero simpatici e divertenti quei due cugini. Rimasero fino all’alba, a parlare insieme: gli uni di Napoli, gli altri di Verona.

Amicizia era stata fatta! ( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

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* c’est la vie significa è la vita;

*chiù bella dello munno! significa più bella del mondo!

Ventesima puntata della storia di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

Tutta colpa di un cestino di dolci! – Ventesimo episodio

Dopo l’intervista Titti si sentiva soddisfatta: aveva potuto vedere coi suoi occhi la gatta canterina che di nome faceva Alina e sentirla cantar miagolando con le sue orecchie.               

Infatti, la padrona di casa coi suoi familiari avevano accolto lei e Vico in modo magnifico e con grande disponibilità. Avevano risposto a tutte le sue domande e dopo aver fatto delle bellissime foto, Vico aveva potuto anche realizzare con la sua videocamera di ultima generazione, uno splendido filmato mentre Alina, sopra il pianoforte e accompagnata da Nora, miagolava  un’aria d’opera.

…Vico aveva potuto anche realizzare con la sua videocamera di ultima generazione, uno splendido filmato mentre Alina, sopra il pianoforte e accompagnata da Nora, miagolava  un’aria d’opera...

– Questo è materiale che scotta! – disse Vico entusiasta, appena furono usciti dal palazzo in Piazza Bra. Il capo resterà sorpreso!-

-Mi sento felice come una scolaretta! Secondo me abbiamo fatto uno scoop!-

-Allora andiamo a festeggiare. Ti va se ti invito a cena? Ti porto a casa e passerò a riprenderti più tardi. Va bene?-

Titti era così contenta del pomeriggio che accettò con un grande sorriso.

-Allora passo per le otto  e andiamo sulle Torricelle!-

– Ottimo! C’è un panorama davvero stupendo da lì!

La zona delle Torricelle è la parte collinare a nord della città di Verona, in cui si possono trovare vari locali, ristoranti e pub con vista mozzafiato, frequentata da giovani e coppie in cerca di un posto tranquillo nel verde!

Le Torricelle – Verona

All’orario stabilito Vico era arrivato sotto casa di Titti puntuale come un orologio svizzero. Indossava dei pantaloni a righe sottili verticali, azzurre e  blu su sfondo chiaro e una camicia bianca di lino che metteva in risalto la sua carnagione scura e la sua bellezza. Suonò al campanello e dopo un minuto ecco arrivare Titti! Aveva i capelli raccolti in un morbido chignon e legati da un foulard celeste con disegnati dei delicati fiori bianchi e rosa. Il suo viso era raggiante ed emanava gioia di vivere. Il suo vestito era celeste, senza maniche, stretto in vita e largo sotto con dei bei volant e una cintura sottile in vita. Era bellissima! Il cuore di Vico ebbe una palpitazione forte ed improvvisa! Poi continua! Che stesse per avere un infarto?… Ma no, cari bambini! Era soltanto… Cotto, conquistato, stregato… Come avrete capito… INNAMORATO!!!  Lei si accorse di qualcosa e gli chiese:

– Va tutto bene?-

– Certamente! Sali pure !- E le aprì la portiera facendo finta di niente.

Arrivati, si sedettero ad un tavolo fuori nella terrazza panoramica. Erano seduti l’una di fronte all’altro. Quella sera suonavano famose canzoni, un violinista e un chitarrista. Era sull’imbrunire e  la candela sopra il loro tavolo illuminava sempre di più la notte. L’atmosfera era romantica; il cameriere aveva appena servito le pietanze.

Titti assaggiò: – Mmm buona questa carne salà con le verdurine crude! E’ un piatto estivo proprio adatto! Fresco e leggero!

-Anche il mio vitello tonnato è proprio fresco e saporito! – aggiunse Vico.

– Lo sai che oggi abbiamo lavorato proprio bene insieme? – disse Titti in modo felice e sincero.

– E’ vero! Ti sei relazionata bene e ti hanno presa subito in simpatia! Inoltre le tue domande erano pertinenti ed incalzanti. – Confermò Vico tenendo in mano il calice di Soave e sorseggiando.

– Tu non sei da meno, anzi! – Rispose Titti mentre le sue guance diventavano color porpora.

Lui la guardò intensamente negli occhi. Lei li abbassò.

In quel momento arrivò il cameriere con un cestino intrecciato di bambù col suo coperchio.

– Questi dolci e dolcetti sono offerti dalla casa col vino Recioto, adatto per i dessert!- Versò il vino in due coppe e se ne andò lasciandoli piacevolmente sorpresi.

Vico aprì il cestino sollevò il coperchio allungandosi verso il centro del tavolo.

Anche Titti si sporse in avanti verso il cestino per guardare che dolci ci fossero dentro.

 In quel momento i loro volti si sfiorarono e sentirono entrambi il proprio cuore battere all’impazzata! ( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

In quel momento i loro volti si sfiorarono e sentirono entrambi il proprio cuore battere all’impazzata!

Diciannovesima puntata della storia di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

Caro Diario… – Diciannovesimo episodio

Lunedì 11 luglio 2022 ore 15.30

Caro diario,

sono due notti che non riesco a dormire. Non capisco cosa stia succedendo.  Il giorno dopo il concerto in Villa Sigurtà è scoppiato il finimondo!      

La domenica mattina prima che mi alzassi per fare colazione, il telefono di casa ha preso a suonare, suonare e suonare!

 Bada bene, caro il mio diario, che io sono in vacanza e mi piace tanto rimanere a letto a girarmi e rigirarmi, finchè la mamma entra in camera, tira le tende e mentre i raggi del sole illuminano la mia faccia, viene a farmi le coccole.  

Adoro questo momento ! E’ il modo migliore per cominciare la giornata!   

    

…Mi piace tanto rimanere a letto a girarmi e a rigirarmi, finchè la mamma entra in camera, tira le tende e mentre i raggi del sole illuminano la mia faccia, viene a farmi le coccole…

E poi era domenica! Ma chi è che viene a rompere di domenica mattina???!!!

All’inizio la mamma non ha badato tanto allo squillo del telefono ma poi era così insistente che mi ha detto:- Amore, vado a rispondere! –

E da quel momento, io non ci ho capito più niente.

La mamma è tornata tutta agitata dicendo che una signora che scrive sul giornale voleva venire a casa nostra a farle delle domande, non ho capito bene, mi sembra sulla nostra gatta Alina. E invece di badare a me e farmi la colazione, la mamma ha cominciato a chiamare col suo cellulare tutti quelli che conosceva. Per primo il papà che stava tornando dal viaggio di lavoro. Poi le zie , i nonni, la tata e vari musicisti. La mamma si è dimenticata di me! Di-men-ti-ca-ta!!! Ufffff! Ma ti sembra possibile?????… Così sono andata in cucina da sola, ho preso il latte che era già sul tavolo e quello che sono riuscita a prendere nello scaffale basso: una fetta di pane e mezza porzione di marmellata!

Mentre ero seduta a tavola, vedevo la mamma passare avanti e indietro come se fosse un cane da tartufo che ha fiutato la sua pista e non la vuole mollare!!!

Nel pomeriggio è arrivata la tata che da baby-sitter si è trasformata in “donna delle pulizie” . Io le ho detto.- Giochi con me? – ma lei mi ha risposto:- Mi dispiace ma oggi sono qui per pulire casa. –

Pulire casa? Di domenica? Ma ti pare una cosa normale?… Ma non è finita qui.

La mamma ha chiamato la parrucchiera ( di domenica!) e le ha detto:- Lo so che di lunedì siete chiusi, ma abbiamo bisogno che ci sistemiate i capelli. Abbiamo una intervista importante e saremo fotografati per cui, la prego, domani mattina sia qui presto… Sì certo… Non si preoccupi… Pagherò lei e le sue assistenti profumatamente… – 

Così la mia testa ha cominciato a girare sempre di più. Mi sono alzata dalla sedia per tornare in camera mia ma, non so come, ho sbattuto contro il divano e sono caduta sul pavimento e click, il mondo è diventato tutto nero. Quando ho riaperto gli occhi ero stesa sul mio letto ed intorno a me c’erano tutti: mamma, papà, la tata, il medico, Alina e Din-Don. Mi hanno detto che a causa del colpo sono svenuta, ma niente di grave. Appena hanno visto che stavo meglio, di lì a poco, il medico se n’è andato, la tata ha ripreso le pulizie con la mamma che le diceva fitto, fitto, cosa fare e dove pulire. Alina è corsa fuori sul divano a giocare e Din-Don… Beh, lui è sempre nel mondo delle fate e ha continuato a dondolarsi sul suo trespolo come nulla fosse!!

Quando ho riaperto gli occhi ero stesa sul mio letto ed intorno a me c’erano tutti: mamma, papà, la tata, il medico, Alina e Din-Don. Mi hanno detto che a causa del colpo sono svenuta, ma niente di grave.

Solo il papà, da poco arrivato, è rimasto lì con me. Il mio cuore ha cominciato a battere più forte e io non stavo bene, ero troppo emozionata, tanto che lui mi ha preso in braccio ed io mi sono rifugiata nel suo petto caldo e poi, non so perché, ho pianto a lungo.

Hanno detto che era colpa della botta ma io invece mi sentivo triste perché sembrava che a casa stesse passando un uragano! Per fortuna c’era il papà lì con me in quel manicomio!

Solo il papà, da poco arrivato, è rimasto lì con me. Il mio cuore ha cominciato a battere più forte e io non stavo bene, ero troppo emozionata, tanto che lui mi ha preso in braccio ed io mi sono rifugiata nel suo petto caldo e poi, non so perché, ho pianto a lungo...

Stamattina alle sette, eravamo già alzati; abbiamo dovuto tutti farci il bagno e lavarci i capelli. Alle otto è arrivata la parrucchiera con due assistenti che hanno sistemato le teste di tutti: al papà hanno dato una spuntatina ai suoi bei ricci neri, a me hanno fatto due bellissime trecce con inseriti dei nastri bianchi; alla tata hanno tagliato un po’ i capelli, colorati leggermente di azzurro ed ora assomiglia a una di quelle gentildonne che si vedono ritratte nei quadri dell’ottocento! A mamma hanno fatto un’ acconciatura elegante. E’ bellissima!

Alina è stata lavata, pettinata e profumata; anche lei ha un bel nastro rosa legato intorno al collo con un bel fiocchetto!  

Din-don ha le piume lucenti e se la dorme, però gli hanno preso un giocattolino nuovo! Non contenta, la mamma ha voluto un gran mazzo di fiori bianchi in salone dove avverrà l’incontro e fiori dappertutto, anche in bagno! Ma cosa sta succedendo??!!

Alina è stata lavata, pettinata e profumata; anche lei ha un bel nastro rosa legato intorno al collo con un bel fiocchetto!  

Sembra che stia per arrivare il Presidente della Repubblica, invece deve solo venire una signora a farci delle domande; ma che domande poi??… Mah!…

 I grandi non li capisco proprio!

Adesso vado, la mamma mi chiama, stanno per arrivare! Ciaooo!

La tua  Ulrica

(Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

 

 

Sedicesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

VICO FOTOREPORTER DEL PORTORICO – SEDICESIMO EPISODIO

In redazione, tutti cercavano affannosamente qualche bella notizia da pubblicare ma gli avvenimenti degli ultimi giorni  erano abbastanza comuni, niente di particolare. In quel momento entrò Titti con aria concitata e si sedette al tavolo delle riunioni. Respirò a fondo ed alzò la mano. Il capo redattore le diede la parola: – La notizia che ho da darvi ha davvero dell’incredibile! C’è una gattina che miagola arie d’opera! – Qualcuno si mise a sghignazzare sotto i baffi, qualcun altro guardò Titti con aria compassionevole.  Vico invece, il fotoreporter, reputò la notizia stimolante e disse: – Questo fatto, potrebbe risultare curioso ed avvincente! – Quando lui parlava, tutti lo ascoltavano. Era stato in missione in Afghanistan come inviato di  guerra  ottenendo al suo rientro vari riconoscimenti prestigiosi. Originario del Portorico, parlava perfettamente l’inglese, lo spagnolo e l’italiano anche se aveva una leggera inflessione ispanica, essendo lo spagnolo la sua lingua madre.

Vico… era stato in missione in Afghanistan come inviato di  guerra  ottenendo al suo rientro vari riconoscimenti prestigiosi.

Continuò:-  Titti, hai rintracciato di chi è questa bestiola? – Gli occhi di tutti erano puntati sulla ragazza – Sì, ma ancora non sono riuscita a contattarli … – disse. Dopo una breve conversazione sul numero in uscita, fu deciso che la notizia sarebbe stata pubblicata sulla pagina della cronaca  per testare  la reazione dei lettori. Intanto Titti avrebbe seguito la sua pista per conoscere esattamente la situazione della gattina e della famiglia con cui stava; successivamente avrebbe fatto uscire un secondo articolo completo! Finito l’incontro, Titti uscì dalla sala riunioni e andò alla sua postazione; Vico la affiancò e le disse:- Molto interessante la tua storia! Se vuoi, quando sarà il momento, verrò con te e faremo un servizio fotografico completo! –

Titti uscì dalla sala riunioni e andò alla sua postazione; Vico la affiancò e le disse:- Molto interessante la tua storia! Se vuoi, quando sarà il momento, verrò con te e faremo un servizio fotografico completo! –

La giovane ne fu lusingata e rispose: – Mi sembra un’ottima idea ma prima devo riuscire a contattare la famiglia dove vive la gattina. Intanto pubblichiamo la notizia in breve ed entro i prossimi quindici giorni spero di fare l’intervista! Adesso mi attacco al telefono per rintracciarli. Poi ti farò sapere!- -D’accordo! Tienimi informato! – rispose Vico e se ne andò in ufficio  riprendendo il suo lavoro. Vico era un bell’uomo di quasi quarant’anni, alto e moro, segretamente innamorato di quella giovane donna dal temperamento forte e ambizioso ed era felice di poter collaborare con lei. La settimana stessa nella rivista cartacea e on-line ” Verona comunica” fra le più lette in città, uscì il seguente trafiletto di cronaca:

” Stupore in platea al Teatro Filarmonico.

Gatta canta aria d’opera.

Ma il direttore non ci sta !    

   

A Verona, durante la prova generale del Nabucco, una gattina è salita sul pianoforte e si è messa a miagolare un’aria dell’opera lasciando a bocca aperta i presenti. Solo il direttore d’orchestra si è dimostrato ostile, cacciando via la canterina, subito soccorsa da alcune persone. Approfondimenti in una prossima edizione della rivista. –

La settimana stessa nella rivista cartacea e on-line ” Verona comunica” fra le più lette in città, uscì il … trafiletto di cronaca: che raccontava della gattina canterina…

L’articolo venne letto con curiosità da moltissime persone e giunse inaspettatamente all’attenzione di un personaggio molto importante… (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

 

 

🎶La canzone di Alina canterina🎸 🎤 Alina’s song ðŸŽµ

Cari amici,

Alina ha ora la sua canzone! Fiocco rosa in casa di Crescita e Didattica! 🎀 Questa song è stata pensata per tutti voi bambini che potrete cantare e muovervi al ritmo del rock! 🤟🏽 Non solo, ma anche per quelli che stanno imparando l’alfabeto e cominciano con la vocale A , appunto la A di Alina!

Vai col ritmo della canzone di Alina! Alina’s Song!

Qui sotto potete trovare sia il video con la canzone, sia la partitura con le note e gli accordi per suonarla ( immagino che qualcuno di voi suoni uno strumento), oppure possono essere utili per gli insegnanti, genitori ed educatori che vogliano proporvi o condividere con voi questo delizioso momento in musica! Divertitevi a cantare e a ballare questa bella canzone rock che ci porta nell’ incantevole mondo di Alina e dei suoi simpatici amici! Giusta per noi che amiamo le chitarre elettriche e il ritmooooo!🎸🎸🎸

Un abbraccio dalla vostra Maestra Mariachiara 🎀

Canta anche tu con Alina!

Quindicesima puntata della storia di “Alina canterina!

Cari bambini, vi piace la lettura di Alina canterina? E a voi adulti? Allora eccoci pronti per la successiva puntata. Una vera … Festa! 🎉🎉🎉

So che diversi di voi sono già in villeggiatura e quindi buona lettura e Buone vacanze !

Un abbraccio dalla Maestra Mariachiara 💘

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

FESTONE BIRBONE – QUINDICESIMO EPISODIO

Alina era sul tappeto che si stiracchiava mentre Ulrica l’accarezzava sul pancino  e Din-Don sbatacchiava le ali agitato da sopra il trespolo; i genitori erano fuori a far spese e la tata stava preparando la cena. Ulrica rideva e Alina si sentiva felice mentre faceva le fusa alla sua amica che era davvero insuperabile nel farle le coccole! Alina si era molto affezionata a lei anche se il pensiero della mamma e dei fratelli la accompagnava sempre.

Ulrica era davvero insuperabile nel farle le coccole! Alina si era molto affezionata a lei.

La bambina si alzò tirando la tenda e guardò fuori: – Cos’è questa confusione?- disse uscendo sul balcone. Si sentiva un miagolio forte e continuo che ogni tanto cessava per poi ricominciare da capo.

– Alinaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa- diceva quel miagolio, – esciiiiiiiiiiiiiiiii …

Delle due, solo Alina lo capiva e così uscì anche lei sul terrazzo e vide sull’altro balcone Plato che, da dietro la ringhiera la chiamava. Anche Ulrica vide quel bel gattone soriano che miagolava e rivolgendosi ad Alina esclamò:- Guarda Alina, è il tuo amico, forse si annoia a stare lì tutto solo e vuole compagnia! –

In quel momento si udì dal tetto un altro miagolio. Era un miagolamento tutto sconclusionato, quasi un grido che poi si trasformava in un lamento rauco. C’era un gatto che barcollava sopra il tetto della casa di Plato e camminava incespicando sui coppi marroni. –Plato che fai ?… Hic… – diceva in gattese, – Sei tu che chiami ?… Hic…Hic… Eee chi-chi … è questa Alina?… Amiiico mio…Hic!  Di-di-didimmmmi … tutto a mme! –

– Oh no! – pensò Plato portandosi una zampa sulla testa con aria seccata,

 – Proprio adesso doveva arrivare! – pronunciò a bassa voce tra sé e sè.

Alina incuriosita osservava lo strano tipo che incurante continuava a ondeggiare di qua e di là rischiando di piombare giù dal palazzo. Anche Ulrica era rimasta con gli occhi spalancati e la bocca aperta nel vedere quello strano personaggio che ondeggiava, traballava, emettendo miagolii impressionanti!

A dispetto delle sue continue oscillazioni lo strambo gatto  con due balzi ben assestati e un terzo un po’ incerto, piombò sul terrazzo del suo amico Plato e con gli occhi lucidi e il naso che gli colava continuò a miagolare come prima. Plato arretrò quasi a volersi ritirare in casa ma poi pensò che non avrebbe fatto una bella figura con la sua amata Alina e quindi si decise ed intervenne.

– Buongiorno amico! Non mi sembra che tu stia molto bene! Cosa ti è successo? –

Quell’altro gli rispose mentre continuava a ciondolare di qua e di là. Sembrava che stesse ballando una tarantella. Il suo alito puzzava e il pelo arancione e macchie bianche e grigie era tutto arruffato e sporco.

... lo strano tipo… incurante continuava a ondeggiare di qua e di là rischiando di piombare giù dal palazzo

– Sto bene invece!- Gli rispose quello indispettito! – Sono stato, hic… a ballare, hic…e a divertirmi tutta la notte, hic… e volevo andare a casa. Poi ti ho sentito, hic…chiamare… hic… con insistenza questa Alina! Parliamo di Gatte amico mio?… Eh?… Lo sai, hic…che posso darti tutti i consigli che vuoi!… Hic! Me ne intendo io! – E dopo l’ultima battuta stramazzò sul pavimento. Plato si spaventò e rimase immobile a fissarlo. Fu allora che Alina per aiutare Plato a soccorrerlo, con due balzi saltò sul cornicione della casa  e camminò in bilico fino al limite; poi con altri due balzi arditi, riuscì a raggiungere il balcone di Plato. Ulrica, impaurita era andata a chiamare la tata che vedendo Alina nel terrazzo dell’altra casa, corse con la bambina a suonare alla porta del caseggiato adiacente per poter riprendere la gattina.

Intanto il tipo strambo si era ridestato e vide Alina quasi come in un sogno. La intravide doppia, tripla… ora sbiadita, poi perfettamente definita.

Intanto Plato aveva preso una vecchia spugna bagnata, l’aveva strizzata e messa sulla fronte al poveretto.

       – Ma chi è costui? – aveva chiesto Alina a Plato ma egli non riuscì a proferir             parola perché  l’altro sollevando la testa rispose pronto:

– Io sono Festone gatto birbone! Hic!-  e dopo aver consumato le ultime energie che gli restavano,  sbattè il capo sul pavimento e piombò in un sonno profondo.

Allora Plato disse  :- Mi dispiace Alina! Non è uno spettacolo per gatte gentili come te!- Alina abbassò gli occhi e sentì un brivido sullo stomaco. Quel gatto era proprio gentile e davvero carino!

Intanto Ulrica e la tata erano giunte sul posto e stavano spiegando ai padroni di casa l’accaduto. Poi la bambina prese in braccio Alina salutò  tutti e con la tata si avviarono verso casa mentre la nostra piccola eroina guardava trasognata il suo amico Plato. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Tredicesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

TITTI GIORNALISTA PUBBLICISTA – TREDICESIMO EPISODIO

La notizia dell’ irascibile direttore e della gattina che miagolava l’aria d’opera, balzò di bocca in bocca per tutta la città. Ne parlavano le signore dal parrucchiere e i signori dal barbiere, finchè giunse alle orecchie di Titti. Titti era una giovane di ventiquattro anni che fin da piccola aveva la passione per tutte le notizie ed i pettegolezzi anche perché la nonna milanese le raccontava “speteguless” in gran quantità e lei era cresciuta con una fame insaziabile di ogni tipo di gossip, per questo era diventata la na giornalista pubblicista.

Titti era una giovane di circa ventiquattro anni che fin da piccola aveva la passione per tutte le notizie ed i pettegolezzi…

Ogni notizia, piccola e granden. era per lei cibo quotidiano, soprattutto le cose più divertenti e strane. Questa della gattina che canta arie d’opera, le appariva davvero bizzarra ma molto interessante! Così decise di approfondire la questione . Andò dal parrucchiere da cui la zia materna aveva sentito la notizia, per saperne di più. Costui era anche il parrucchiere della signora Nora infatti le acconciava i capelli per i concerti. Titti arrivò da lui fingendosi una cliente come tutte le altre.

– Buongiorno, ho prenotato per un taglio e una messa in piega – disse entrando nel salone.

-Buongiorno signorina, si accomodi pure, tra un attimo sarò da lei-.

Il parrucchiere era un uomo di trentotto anni, moro e con la barba. Le sue mani tagliavano in modo preciso ed impeccabile i capelli bruni di una bella signora con la quale colloquiava amabilmente. –Ha sentito di quel fatto accaduto ieri al Teatro filarmonico? No? Allora deve assolutamente saperlo! Pensi che una mia cliente, suona nell’orchestra e me l’ ha raccontato ! –

Davvero? – rispose la signora.

Eh sì! Mentre stavano facendo una pausa a causa di un direttore dal caratteraccio davvero impossibile, la gattina in questione è andata sopra il pianoforte e ha cominciato a miagolare un’aria dell’opera. Tutti sono rimasti estasiati ma il direttore, che il signore se lo porti, villano e burbero, l’ha voluta cacciare. Pensi che per colpa sua, la piccola padroncina ha pianto per ore! –    

Il parrucchiere raccontava alla signora ciò che era accaduto al Teatro Filarmonico: una gattina canterina cacciata dal direttore!

                                                      La signora meravigliata esclamò:

Ma dice sul serio? Una gatta che conosce le canzoni d’opera?… Ma non ci posso credere! –

Eppure la mia fonte è attendibilissima! – rispose il parrucchiere.

– Ehm , mi scusi, ho sentito quello che ha appena riferito! Trovo che sia una notizia incredibile! Un gatto che sa cantare!  Io però le credo!  Continui, continui pure! – Così dicendo, Titti avviò il discorso con l’uomo il quale non si lasciò perdere l’occasione di spettegolare! Così la signorina Titti seppe il nome e l’indirizzo della signora Nora. Appena uscita dal salone, con la sua bella chioma perfetta, cercò su Google e trovò il numero di telefono. Così tutta eccitata e ancora incredula, lo compose nella speranza di poter fare uno scoop ! Ma nessuno rispose. Erano tutti fuori casa.

Nella dimora c’era Alina che stava acciambellata sul divano e Din-Don sul trespolo tranquillo. Ogni tanto era come se si risvegliasse da un sonno profondo. Sbatteva gli occhi e fischiava un motivetto. Alina lo guardava e rideva ignara di ciò che stava succedendo… (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Alina e Din Don erano in casa tranquilli.

Undicesima puntata di Alina canterina

Ciao a tutti! Sta finendo il mese di Maggio e con Giugno si appresta il tempo della fine dell’anno scolastico con tutti gli annessi e connessi. E noi ne siamo felici anche perchè la bella notizia è che continueranno le puntate della nostra eroina e cioè di Alina canterina! Oggi arriva una sorpresa davvero particolare in casa della nostra Alina. Volete saperne di più? Ebbene, continuate con la lettura e lo scoprirete!

Maestra Mariachiara🥰🎶🍀🌈

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

DIN-DON FRICCHETTON – UNDICESIMO EPISODIO

– Mamma, mamma! – aveva gridato Ulrica, entrando trafelata dalla porta d’ingresso accompagnata dalla tata e saltellando. Nora le andò incontro e abbracciò la sua bambina che subito proseguì: – Mamma, il papà è arrivato? … Mi ha detto che oggi mi avrebbe fatto una sorpresa!  â€“

– Mamma, il papà è arrivato? … Mi ha detto che oggi mi avrebbe fatto una sorpresa!  â€“

-Non ancora mia cara! – rispose la mamma.  -Vieni! Ti ho preparato la merenda! – Ulrica usciva tutti i giorni da scuola alle quattro del pomeriggio e quando arrivava a casa accompagnata dalla tata, la forte e robusta signora Germana, faceva una deliziosa merenda a base di frutta e bevande salutari preparate dalla mamma. Alina saliva in grembo a Ulrica che di solito le faceva mille feste e complimenti ma oggi, sembrava aver in testa qualcosa di più interessante. Infatti la accarezzò velocemente e poi la pose sul pavimento. Alina allora, andò a bere nella sua ciotola nell’angolo. Che cosa stava succedendo? Quale poteva essere la sorpresa ?… Vabbè, bastava aspettare e poi sarebbe stato svelato il mistero. Intanto tornò nel suo posto preferito nel grande salone e cominciò i suoi esercizi canori. La signora Nora, dall’altra parte della casa raccontava alla sua piccola e alla signora Germana, di come Alina miagolasse seguendo precisamente le arie che lei suonava al pianoforte e di come fosse incredibilmente brava! Mai, si era sentito di un gatto che intonasse il suo miagolio alle musiche d’opera. Nel frattempo arrivò il papà che si presentò sulla porta con uno scatolone celeste bucherellato, nella mano destra e un sacchetto marrone lungo e stretto nella mano sinistra.

– Papà, papà, che cosa mi hai portato? Cosa c’è in quella scatola? E in quel sacchetto? – Ulrica batteva le mani dalla gioia e dall’eccitazione saltellandogli intorno.  â€“ Ciao amore mio! Adesso ci sediamo sul divano e vedrai. Ma bisogna far silenzio per ricevere al meglio questo regalo. – disse il papà.

Ulrica prese per mano la mamma e si sedettero sul divano mentre la signora Germana divertita, stava in piedi alle loro spalle. Il papà come un mago che si appresti a presentare i suoi numeri di magia, stava davanti a loro. Appoggiò lo scatolone sulla poltrona di fronte e disse:- Silenzio mie care signore! Aprirò ora questa scatola e, vi prego, quando l’aprirò cercate di mantenere la calma. – Alina aveva spalancato i suoi occhioni azzurri e si era avvicinata ai piedi di Ulrica. Cosa poteva mai essere?

Alina aveva spalancato i suoi occhioni azzurri e si era avvicinata ai piedi di Ulrica. Cosa poteva mai essere?

Dall’interno della scatola provenivano ora degli strani rumori. La cosa si faceva ancora più misteriosa… poi un altro suono stranissimo si udì: -FRRR FRRRR – seguito da una specie di fischio. – Dai papà, facci vedere! Muoio dalla curiosità! – Il papà aprì la scatola e…. Nulla! Silenzio assoluto! Poi all’improvviso volò fuori dalla scatola un uccello colorato. La sua uscita non fu delle migliori perché c’erano ostacoli ovunque: muri, sedie, tavoli, vasi… Dopo varie virate e giri contorti fu costretto ad atterrare sul pavimento. Era un bellissimo pappagallo dal color verde brillante, con le ali blu e verdi e il sotto ala rosso. Aveva qualche macchiolina rossa sul petto verde. Il suo becco era arancio intenso nella parte superiore che via, via virava verso un colore più chiaro sulla punta. Gli occhi erano marroni e nonostante la situazione rocambolesca esprimevano tranquillità.

Poi all’improvviso volò fuori dalla scatola un uccello colorato. La sua uscita non fu delle migliori perché c’erano ostacoli ovunque: muri, sedie, tavoli, vasi…

– Papà ! E’ un pappagallo! Che bello, che bello! Parla? Ha già un nome?… Mamma, hai visto che bella sorpresa? –  Il papà sistemò il trespolo che si trovava nel sacchetto marrone e subito, il pennuto andò a posarsi. Alina guardava con aria terrorizzata e divertita allo stesso tempo. Il pennuto con una voce tremula e aria simpatica disse: – Sono Din – Don pappagallo fricchetton!- e storse il capo di lato, guardando da sotto in su in un modo buffissimo! Tutti si misero a ridere. Quel pappagallo sembrava davvero suonato e il suo nome gli calzava a pennello. Il papà disse che il venditore gli aveva raccontato di averlo acquistato da un tipo poco raccomandabile. Questo si vantava di avergli insegnato a fumare fin da piccolo. Per questa ragione il pappagallo aveva sempre la testa sulle nuvole e faceva strani discorsi. Però era appassionato di musica, in particolare di Bob Marley  e di opera lirica e per questo motivo il papà lo aveva scelto. Alina guardò quella strana creatura con aria perplessa. Chissà se avrebbero potuto essere buoni amici! (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-