Sedicesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

VICO FOTOREPORTER DEL PORTORICO – SEDICESIMO EPISODIO

In redazione, tutti cercavano affannosamente qualche bella notizia da pubblicare ma gli avvenimenti degli ultimi giorni  erano abbastanza comuni, niente di particolare. In quel momento entrò Titti con aria concitata e si sedette al tavolo delle riunioni. Respirò a fondo ed alzò la mano. Il capo redattore le diede la parola: – La notizia che ho da darvi ha davvero dell’incredibile! C’è una gattina che miagola arie d’opera! – Qualcuno si mise a sghignazzare sotto i baffi, qualcun altro guardò Titti con aria compassionevole.  Vico invece, il fotoreporter, reputò la notizia stimolante e disse: – Questo fatto, potrebbe risultare curioso ed avvincente! – Quando lui parlava, tutti lo ascoltavano. Era stato in missione in Afghanistan come inviato di  guerra  ottenendo al suo rientro vari riconoscimenti prestigiosi. Originario del Portorico, parlava perfettamente l’inglese, lo spagnolo e l’italiano anche se aveva una leggera inflessione ispanica, essendo lo spagnolo la sua lingua madre.

Vico… era stato in missione in Afghanistan come inviato di  guerra  ottenendo al suo rientro vari riconoscimenti prestigiosi.

Continuò:-  Titti, hai rintracciato di chi è questa bestiola? – Gli occhi di tutti erano puntati sulla ragazza – Sì, ma ancora non sono riuscita a contattarli … – disse. Dopo una breve conversazione sul numero in uscita, fu deciso che la notizia sarebbe stata pubblicata sulla pagina della cronaca  per testare  la reazione dei lettori. Intanto Titti avrebbe seguito la sua pista per conoscere esattamente la situazione della gattina e della famiglia con cui stava; successivamente avrebbe fatto uscire un secondo articolo completo! Finito l’incontro, Titti uscì dalla sala riunioni e andò alla sua postazione; Vico la affiancò e le disse:- Molto interessante la tua storia! Se vuoi, quando sarà il momento, verrò con te e faremo un servizio fotografico completo! –

Titti uscì dalla sala riunioni e andò alla sua postazione; Vico la affiancò e le disse:- Molto interessante la tua storia! Se vuoi, quando sarà il momento, verrò con te e faremo un servizio fotografico completo! –

La giovane ne fu lusingata e rispose: – Mi sembra un’ottima idea ma prima devo riuscire a contattare la famiglia dove vive la gattina. Intanto pubblichiamo la notizia in breve ed entro i prossimi quindici giorni spero di fare l’intervista! Adesso mi attacco al telefono per rintracciarli. Poi ti farò sapere!- -D’accordo! Tienimi informato! – rispose Vico e se ne andò in ufficio  riprendendo il suo lavoro. Vico era un bell’uomo di quasi quarant’anni, alto e moro, segretamente innamorato di quella giovane donna dal temperamento forte e ambizioso ed era felice di poter collaborare con lei. La settimana stessa nella rivista cartacea e on-line ” Verona comunica” fra le più lette in città, uscì il seguente trafiletto di cronaca:

” Stupore in platea al Teatro Filarmonico.

Gatta canta aria d’opera.

Ma il direttore non ci sta !    

   

A Verona, durante la prova generale del Nabucco, una gattina è salita sul pianoforte e si è messa a miagolare un’aria dell’opera lasciando a bocca aperta i presenti. Solo il direttore dorchestra si è dimostrato ostile, cacciando via la canterina, subito soccorsa da alcune persone. Approfondimenti in una prossima edizione della rivista. –

La settimana stessa nella rivista cartacea e on-line ” Verona comunica” fra le più lette in città, uscì il … trafiletto di cronaca: che raccontava della gattina canterina…

L’articolo venne letto con curiosità da moltissime persone e giunse inaspettatamente all’attenzione di un personaggio molto importante… (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

 

 

Sesta puntata della storia di Alina canterina la gattina che aveva un sogno!

Carissimi amici, bambine e bambini come avete trascorso la Santa Pasqua? Spero siate stati bene con i vostri cari, parenti e amici e che abbiate vissuto un tempo in cui ritrovare energia e pace interiore. Oggi continuiamo la storia di Alina. L’aspettavate? … Qualcuno mi ha scritto sollecitandomi, preoccupato che mi fossi dimenticata! Ma no! Eccoci qui alla scoperta delle nuove vicende dei nostri amici e di nuovi personaggi!

Un grande abbraccio dalla vostra Maestra Mariachiara 💗🌞🎵🌈

STORIA DI ALINA CANTERINA DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

MUZIO INVESTIGATORE D’ONORE – SESTO EPISODIO

Mamma gatta coi suoi piccoli era arrivata davanti al portone d’ingresso e s’era fermata appena dentro, accanto al muro, per contarli mentre passavano salendo la gradinata: – Uno, due, tre… e il quarto?… Dov’era finito?… – C’erano i tre maschietti… Mancava solo… Alina!  Mamma gatta che di nome faceva Milù, accompagnò fino al quinto piano i suoi micetti.          

                                                                       

C’erano i tre maschietti! Mancava solo Alina!

La padrona di casa li fece entrare e loro andarono subito a bere dalle ciotole dell’acqua. Voi state qui buoni e riposate. Io torno indietro a vedere dove è finita vostra sorella! E con fare lesto, saltò velocemente giù dalla scala a due, tre gradini alla volta, finchè si ritrovò in strada. Mamma Milù era preoccupata e aveva il fiatone da quanto correva veloce per ripercorrere a ritroso tutta la via in cerca della sua gattina. Ma niente! In ogni angolo, in ogni cassonetto, in ogni viuzza, Alina non c’era. Tornò anche al “Caffè degli Artisti”: era pieno di gente che andava e veniva ma di Alina neppure l’ombra. Allora pensò di andare all’ “Ufficio Gatti smarriti” dove lavorava zio Muzio. Questo era un gatto nero, un po’ spelacchiato con una cicatrice che gli chiudeva un occhio e l’altro, verde smeraldo, affilato come una lama; aveva fatto una lotta furiosa con un doberman per difendere una vecchia gatta inerme e si vantava di averla spuntata contro quel molosso! L’aria misteriosa che lo caratterizzava, incuteva timore a chiunque lo incontrasse per la prima volta ma in realtà zio Muzio era buono come il pane e aveva un cuore tenero come il burro. Faceva del suo lavoro una missione, un punto d’onore nel riportare ai propri cari, i gatti smarriti, soprattutto i cuccioli che più facilmente degli altri, si perdevano.

Zio Muzio investigatore d’onore

Milù entrò affannata e affranta alla bettola e lo vide sotto la scala. Nel locale suonava una coinvolgente musica celtica un quartetto d’archi di gatti suonatori irlandesi che giravano l’Europa. Zio Muzio indossava un cappello scuro logoro a falda larga e gli scendeva dal collo una cravatta grigia con una righina gialla.

Sembrava arrabbiato e stava mollemente adagiato sul banco sopra cui campeggiava la targa in legno: “Ufficio Gatti smarriti”. A dispetto della cecità da un occhio, zio Muzio era un investigatore bravo come pochi e mamma Milù lo sapeva.                                                               – Zio Muzio! Zio Muzio!- lo chiamò concitata.                                      Zio Muzio la guardò preoccupato:- Mia cara Milù, che cosa succede?-

Si è persa Alina stamane! Alla prima uscita coi miei piccoli! Sono disperata! – Zio Muzio si fece serio, serio e volle che le raccontasse tutti i fatti: dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio, soffermandosi su ogni particolare. Mamma gatta non aveva fatto un lungo tratto di strada, quindi tutto si era svolto tra l’antico caseggiato dove abitava Milù coi suoi piccoli e l’Arena, fino al “Caffè degli Artisti”. Milù era la figlia di sua sorella ed era sempre stata una brava micia, gentile e a modo. Avrebbe fatto di tutto per aiutarla!

Milù la mamma di Alina è molto preoccupata.

Chiamò il suo fido compagno Mellom, un gatto tarchiato dalla voce bassa, roca e dagli occhi profondi e neri. La sua pelliccia era rossa con striature chiare e i baffetti aguzzi come spilli. Indossava una coppola in testa e teneva sul braccio una vecchia palandrana usurata. Il suo aspetto era severo.       

Mellom era un gatto tarchiato dalla voce bassa, roca e dagli occhi profondi e neri.

   Muzio gli spiegò l’accaduto insieme a Milù e lui annuì con il capo. Infine, i due detective diedero istruzioni a Milù: – Torna a casa! Bada ai tuoi piccoli. Avvieremo subito un’indagine. Verremo noi da te e ti terremo aggiornata! –  Così dicendo uscirono di corsa dal loro Ufficio lasciando mamma gatta con la speranza di rivedere presto la sua figliola! (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-