Quindicesima puntata della storia di “Alina canterina!

Cari bambini, vi piace la lettura di Alina canterina? E a voi adulti? Allora eccoci pronti per la successiva puntata. Una vera … Festa! 🎉🎉🎉

So che diversi di voi sono già in villeggiatura e quindi buona lettura e Buone vacanze !

Un abbraccio dalla Maestra Mariachiara 💘

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

FESTONE BIRBONE – QUINDICESIMO EPISODIO

Alina era sul tappeto che si stiracchiava mentre Ulrica l’accarezzava sul pancino  e Din-Don sbatacchiava le ali agitato da sopra il trespolo; i genitori erano fuori a far spese e la tata stava preparando la cena. Ulrica rideva e Alina si sentiva felice mentre faceva le fusa alla sua amica che era davvero insuperabile nel farle le coccole! Alina si era molto affezionata a lei anche se il pensiero della mamma e dei fratelli la accompagnava sempre.

Ulrica era davvero insuperabile nel farle le coccole! Alina si era molto affezionata a lei.

La bambina si alzò tirando la tenda e guardò fuori: – Cos’è questa confusione?- disse uscendo sul balcone. Si sentiva un miagolio forte e continuo che ogni tanto cessava per poi ricominciare da capo.

– Alinaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa- diceva quel miagolio, – esciiiiiiiiiiiiiiiii …

Delle due, solo Alina lo capiva e così uscì anche lei sul terrazzo e vide sull’altro balcone Plato che, da dietro la ringhiera la chiamava. Anche Ulrica vide quel bel gattone soriano che miagolava e rivolgendosi ad Alina esclamò:- Guarda Alina, è il tuo amico, forse si annoia a stare lì tutto solo e vuole compagnia! –

In quel momento si udì dal tetto un altro miagolio. Era un miagolamento tutto sconclusionato, quasi un grido che poi si trasformava in un lamento rauco. C’era un gatto che barcollava sopra il tetto della casa di Plato e camminava incespicando sui coppi marroni. –Plato che fai ?… Hic… – diceva in gattese, – Sei tu che chiami ?… Hic…Hic… Eee chi-chi … è questa Alina?… Amiiico mio…Hic!  Di-di-didimmmmi … tutto a mme! –

– Oh no! – pensò Plato portandosi una zampa sulla testa con aria seccata,

 – Proprio adesso doveva arrivare! – pronunciò a bassa voce tra sé e sè.

Alina incuriosita osservava lo strano tipo che incurante continuava a ondeggiare di qua e di là rischiando di piombare giù dal palazzo. Anche Ulrica era rimasta con gli occhi spalancati e la bocca aperta nel vedere quello strano personaggio che ondeggiava, traballava, emettendo miagolii impressionanti!

A dispetto delle sue continue oscillazioni lo strambo gatto  con due balzi ben assestati e un terzo un po’ incerto, piombò sul terrazzo del suo amico Plato e con gli occhi lucidi e il naso che gli colava continuò a miagolare come prima. Plato arretrò quasi a volersi ritirare in casa ma poi pensò che non avrebbe fatto una bella figura con la sua amata Alina e quindi si decise ed intervenne.

– Buongiorno amico! Non mi sembra che tu stia molto bene! Cosa ti è successo? –

Quell’altro gli rispose mentre continuava a ciondolare di qua e di là. Sembrava che stesse ballando una tarantella. Il suo alito puzzava e il pelo arancione e macchie bianche e grigie era tutto arruffato e sporco.

... lo strano tipo… incurante continuava a ondeggiare di qua e di là rischiando di piombare giù dal palazzo

– Sto bene invece!- Gli rispose quello indispettito! – Sono stato, hic… a ballare, hic…e a divertirmi tutta la notte, hic… e volevo andare a casa. Poi ti ho sentito, hic…chiamare… hic… con insistenza questa Alina! Parliamo di Gatte amico mio?… Eh?… Lo sai, hic…che posso darti tutti i consigli che vuoi!… Hic! Me ne intendo io! – E dopo l’ultima battuta stramazzò sul pavimento. Plato si spaventò e rimase immobile a fissarlo. Fu allora che Alina per aiutare Plato a soccorrerlo, con due balzi saltò sul cornicione della casa  e camminò in bilico fino al limite; poi con altri due balzi arditi, riuscì a raggiungere il balcone di Plato. Ulrica, impaurita era andata a chiamare la tata che vedendo Alina nel terrazzo dell’altra casa, corse con la bambina a suonare alla porta del caseggiato adiacente per poter riprendere la gattina.

Intanto il tipo strambo si era ridestato e vide Alina quasi come in un sogno. La intravide doppia, tripla… ora sbiadita, poi perfettamente definita.

Intanto Plato aveva preso una vecchia spugna bagnata, l’aveva strizzata e messa sulla fronte al poveretto.

       – Ma chi è costui? – aveva chiesto Alina a Plato ma egli non riuscì a proferir             parola perché  l’altro sollevando la testa rispose pronto:

– Io sono Festone gatto birbone! Hic!-  e dopo aver consumato le ultime energie che gli restavano,  sbattè il capo sul pavimento e piombò in un sonno profondo.

Allora Plato disse  :- Mi dispiace Alina! Non è uno spettacolo per gatte gentili come te!- Alina abbassò gli occhi e sentì un brivido sullo stomaco. Quel gatto era proprio gentile e davvero carino!

Intanto Ulrica e la tata erano giunte sul posto e stavano spiegando ai padroni di casa l’accaduto. Poi la bambina prese in braccio Alina salutò  tutti e con la tata si avviarono verso casa mentre la nostra piccola eroina guardava trasognata il suo amico Plato. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Continua la Storia di Alina canterina e dei suoi amici!

Cari bambini, cari genitori, nonni e zii… eccoci arrivati alla seconda parte della Storia di Alina e dei suoi simpatici amici. La storia di una gattina che aveva un sogno. Vi ricordate qual è?… Allora buona continuazione!!! Un grande abbraccio dalla maestra Mariachiara.🍀👩🏻🌈🎶

STORIA DI ALINA CANTERINA DEI SUOI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

ETTA FURBETTA – SECONDO EPISODIO

Davanti all’Arena di Verona c’è Piazza Bra frequentata da tanto tempo da persone provenienti da tutto il mondo. Quel giorno, era arrivato per i mercatini di Verona, l’omino dei dolcetti col suo carrettino. Era un carrettino d’altri tempi, diverso da tutti gli altri furgoni dei fast food e cibi vari, super tecnologici e all’avanguardia.  

Carrettino dei dolcetti

 In quel biroccio, dal grazioso tettuccio di legno color crema, erano messi in esposizione   bon-bon di ogni forma e misura: frollini al burro raffinati, caramelle morbide e colorate alla frutta, bastoncini di zucchero grandi e piccoli dai gusti di fragola, vaniglia e cioccolato, omini di marzapane dalle facce strane e allegre che facevano sciogliere anche i più musoni. Vi erano mandorle, arachidi e noccioline caramellate che profumavano di buono e facevano venire l’acquolina in bocca. I bambini dicevano alle mamme: – Andiamo dall’omino dei dolcetti? – E quando arrivavano lì, rimanevano di stucco perché usciva fuori una scimmietta dal musetto allegro e dagli occhi neri e vivacissimi che saltava con un vecchio cappello in mano e volteggiando con salti e capriole in aria mentre rideva ed emetteva gridolini.                

                                              

Etta ride e salta

Le bambine della prima fila che si erano riunite per godersi lo spettacolo, battevano le mani divertite mentre i maschietti, imitavano la bestiola con salti e boccacce. Così, grazie a quel teatrino i grandi lasciavano qualche soldo di metallo nel cappellaccio e la scimmietta con un inchino ringraziava. -Etta! Etta! Vieni qui! – La chiamava con voce bassa l’omino dei dolcetti. Lei correva da lui e con un agile balzo si posava sulla sua spalla porgendogli il cappello con un largo sorriso che faceva vedere tutti i denti e le gengive rosse.

Rimasero entrambi tutto il giorno nella piazza principale, sotto un tiepido sole primaverile a vendere dolciumi e a far felici i bambini.  Verso sera, con il guadagno di un buon gruzzoletto si avviarono alla ricerca di una locanda dove poter mangiare e trovare un letto caldo. Camminarono oltre l’anfiteatro dell’Arena, oltre la chiesa di San Niccolò finchè l’omino dei dolcetti vide un’insegna illuminata sopra la porta di una casa antica, che si trovava poco più in là delle mura costruite dall’imperatore Gallieno. Nelle prime ombre della notte si vedevano dei graziosi terrazzetti in ferro battuto sulla facciata, su, su, fin sotto il tetto. Un’edera poderosa, si arrampicava su tutto l’edificio, arrivando fino all’ultimo piano. Entrarono e mangiarono un boccone. Poi l’omino e la scimmietta andarono nella semplice camera al primo piano. L’omino si distese sul letto a due piazze e la scimmietta si accoccolò vicino a lui, tutta raggomitolata, chiuse gli occhi e si addormentarono entrambi. Addosso aveva una copertina blu dalle grandi stelle gialle.  

Etta dorme

Dopo un’oretta Etta la scimmietta fu svegliata da un verso. Era lungo. Lungo e continuo. Nel dormiveglia si girò dall’altra parte e si riaddormentò. Ma ecco che, di nuovo, quel verso continuò, più forte ed acuto. – Chi mai sarà che disturba a quest’ora? – pensò la scimmietta Etta. – Per fortuna che il mio padrone non si è svegliato. Adesso vado a dirgli io di smetterla! – Scese dal letto e uscì dalla finestra e si arrampicò sull’edera robusta. Salì agilmente per due piani e poi si fermò, come colpita.  Quel suono in verità non era poi tanto male! Sembrava quasi… una melodia! –  pensò stupita. Continuò a salire e più si avvicinava, più sentiva distintamente quello che ora le sembrava un vero canto. Poi, vide nel chiarore della notte, il profilo di uno scricciolo di gatto che su di un poggiolo miagolava alla luna con tutte le sue forze. Etta la scimmietta rimase ferma ad ascoltare. (Il racconto continua…) -tutti i diritti riservati-

Etta vede Alina che miagola con tutte le sue forze